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Ancora giù i tassi sui Bot, minimo da due anni

di Stefania Tamburello

ROMA — Un nuovo risultato positivo per il Tesoro, dopo l'en plein di Btp Italia, il titolo indicizzato all'inflazione italiana collocato tra il 19 e il 22 marzo. Ieri è andata infatti a segno, con un forte ammontare di richieste, l'asta dei Bot a sei mesi per 8,5 miliardi con la discesa dei rendimenti ai minimi del settembre 2010. In particolare il tasso medio è sceso all'1,119% dall'1,202% del collocamento del 27 febbraio e la domanda ha superato l'offerta di 1,51 volte contro 1,36 precedente. Ora l'attesa è per il collocamento di oggi sul medio e lungo termine che dovrebbe portare, secondo gli operatori, ad una limatura dei rendimenti dei Btp quinquennali e decennali. Sui quali peraltro, sul mercato secondario, sembra essere tornata qualche tensione. Ieri lo spread tra il Btp a dieci anni e il corrispondente Bund tedesco (soprattutto per un calo dei tassi tedeschi) ha chiuso a 327 punti, dopo aver toccato un massimo di seduta a quota 332. Il rendimento si è attestato al 5,10%. Si è allargato comunque anche il differenziale dei Bonos spagnoli è salito a 350 punti per un tasso del 5,33%. La situazione resta invece distesa per le scadenze più brevi.
Sulle piazze azionarie europee hanno continuato a pesare le preoccupazioni per la tenuta dei conti della Spagna e soprattutto l'indebolimento delle prospettive sulla crescita economica in Europa ma anche negli Usa dove i dati sugli ordini dell'industria di febbraio sono aumentati meno del previsto. Il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha avvertito, esprimendo grande cautela, che la tenuta della ripresa non è garantita.
Dagli Stati Uniti è arrivato anche, come se ce ne fosse bisogno, l'allarme sulla situazione spagnola ipotizzando la richiesta di assistenza all'Ue. Il ministro delle Finanze spagnolo, Luis de Guindos, si è affrettato a dichiarare che la Spagna «non ha alcuna intenzione» di chiedere alla Ue o al Fondo monetario internazionale aiuti per sostenere il settore bancario del Paese. Alcuni media iberici però, nel corso della giornata hanno scritto che alti funzionari Ue spingono affinché Madrid accetti un intervento esterno per velocizzare la ristrutturazione del suo sistema creditizio. L'ipotesi peraltro è già stata smentita a Bruxelles. Intanto però la Borsa di Madrid ha chiuso gli scambi in caduta dell'1,96%, maglia nera tra le Borse europee mentre Milano è stata la migliore cedendo solo in chiusura lo 0,28%. Parigi ha chiuso perdendo l'1,14%, Francoforte l'1,13% e Londra l'1,03%.
Sui mercati c'è comunque attesa per l'esito delle riunioni informali dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, in programma da domani a Copenhagen, nelle quali l'Europa dovrà decidere l'ammontare del rafforzamento del Fondo salva Stati e del «firewall» in vista della riunione del G20 finanziario in programma a metà di aprile a Washington. I partner Ue appaiono orientati ad un muro anticrisi da 700-750 miliardi di euro, aggiungendo al fondo permanente Esm la quota di risorse già mobilitate sul temporaneo Efsf. L'Ocse, ma anche il Fmi, hanno chiesto uno sforzo maggiore, di arrivare fino a 1.000 miliardi, ma la Germania proprio ieri ha criticato l'organizzazione di Parigi deplorando il fatto che su questa partita «si chiedono rialzi ogni volta che si fa una cifra».
 

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