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Anche Pininfarina verso l’estero confermato l’interesse indiano rally del titolo, poi giù del 5,6%

La trattativa con gli indiani c’è ma non è in dirittura d’arrivo. Dopo i rumors della giornata di mercoledì, Pininfarina risponde alle sollecitazioni Consob e nella mattinata di ieri conferma la trattativa. «Allo stato – si legge nella nota diffusa prima dell’apertura delle contrattazioni – pur in presenza di un interesse manifestato da Mahindra& Mahindra, uno dei più importanti clienti di Pininfarina spa, non esistono accordi vincolanti di qualsiasi natura tra le parti che prefigurino un’operazione di acquisto di Pininfarina da parte della società indiana». Dunque le indiscrezioni erano fondate ma sembrerebbero nascere più dalla volontà degli stessi indiani di stringere i tempi che da una necessità di Pininfarina di accelerarli.

Anche perché, ricorda il comunicato diffuso ieri, una eventuale operazione di cessione, «necessiterebbe dell’approvazione di tutti i 13 gruppi bancari creditori». Un iter complesso dunque che nel corso della giornata ha finito per raffreddare gli entusiasmi della Borsa lasciando cadere il titolo del 5,6 per cento dopo un aumento del 34 per cento nel cumulato tra mercoledì e la prima mattinata di ieri. La pausa di riflessione di Piazza Affari non sembra dunque il segnale che la Borsa non crede più nell’operazione. Semplicemente, i tempi potrebbero essere più lunghi di quanto le fonti indiane e le stesse banche creditrici auspicherebbero.
Numerosi sono i punti da chiarire. Oggi Pininfarina capitalizza circa 140 milioni di euro. Chi volesse rilevarla completamente e rilanciarla dovrebbe mettere sul piatto circa il doppio. Ai 140 milioni vanno infatti aggiunti i 104 milioni di euro di debiti e una cinquantina di milioni di nuovi investimenti per ridare impulso alla società. E’ evidente che le banche sarebbero molto soddisfatte dell’operazione. Lo stesso comunicato ricorda che gli accordi con gli istituti di credito prevedono «l’eventuale cessione della partecipazione in Pininfarina spa come punto di arrivo del processo di ristrutturazione e la messa in sicurezza del gruppo». Oggi la grande maggioranza delle azioni, pari al 76 per cento, è in mano alla Pincar, la società della famiglia Pininfarina. Quest’ultima ha dato in pegno il pacchetto azionario a 13 banche in cambio delle linee di credito necessarie a salvare e rilanciare la società. In ultima istanza sono dunque le banche che hanno voce in capitolo nella definizione dell’operazione. E’ chiaro che difficilmente il socio indiano rileverà l’intera Pininfarina. E’ evidente infatti che la completa estromissione dalla proprietà degli eredi del fondatore finirebbe per diminuire lo stesso appeal dell’operazione. Se la vendita della maggioranza del pacchetto azionario andrà in porto, finirà in mani straniere un altro importante marchio del made in Italy.
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