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Anche Monaco rinuncia al segreto bancario

Il prossimo Paese a firmare un’intesa con l’Italia sullo scambio di informazioni sarà il Principato di Monaco. Le trattative fra le due amministrazioni fiscali sono molto avanzate.
Per Roma si tratta di un altro fondamentale tassello per bloccare le vie di fuga ai capitali e soprattutto per costringere i contribuenti italiani con conti e beni detenuti illegittimamente oltreconfine ad aderire alla voluntary disclosure. La procedura sta entrando infatti nel vivo e le richieste agli operatori crescono esponenzialmente con il passare dei giorni. Un’ottima notizia per il Governo che potrebbe ritrovarsi con risorse straordinarie molto superiori alle stime iniziali.
L’imminente intesa con Monaco, segue i pre-accordi già sottoscritti a metà gennaio con la Svizzera e venerdì scorso con il Liechtenstein. In particolare, il ministero dell’Economia ha annunciato di aver raggiunto un’intesa con il Liechtenstein nell’ottica della cooperazione amministrativa in materia fiscale ricalcando lo schema?basato sullo standard Ocse del Tax Information Exchange Agreement (Tiea) che permetterà, tra le altre cose, anche lo scambio finalizzato all’identificazione di gruppi di contribuenti potenziali evasori. Sia il pre-accordo che il protocollo aggiuntivo avranno efficacia retroattiva, a decorrere dalla data della sottoscrizione. La firma avverrà prima del 2 marzo, in quanto la normativa italiana sulla regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero prevede uno sconto pieno sulle sanzioni e il dimezzamento dei tempi di accertamento qualora le attività e gli investimenti esteri oggetto della violazione, risultino detenute in Paesi prima a fiscalità privilegiata (come appunto il Lichtenstein) che, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge sul rientro (2 gennaio), sottoscrivano accordi con l’Italia per lo scambio di informazioni secondo l’articolo 26 del modello Ocse di Convenzione contro le doppie imposizioni facendo ingresso in una sorta di white list. La sottoscrizione di questi accordi da parte dei Paesi che sono ancora iscritti nelle black list trova peraltro un forte incentivo nella pressione che a livello internazionale i maggiori paesi stanno facendo per l’implementazione dello scambio automatico dei dati tra le autorità aderenti al Common Reporting Standard (Crs).
Anche la firma sull’accordo fiscale definitivo tra Italia e Svizzera, raggiunto dopo tre anni di negoziati, dovrà avvenire entro il 2 marzo (al momento la data per l’ufficializzazione dovrebbe essere il 23 febbraio 2015). In ambito bilaterale l’accordo tra Roma e Berna punta a modificare il Trattato sulle doppie imposizioni e a rivedere la disciplina sullo scambio di informazioni adeguandolo ai nuovi standard Ocse, in virtù del fatto che Berna si è già impegnata ad aderire allo scambio di informazioni automatico multilaterale a partire dal 2018 su dati del 2017 secondo i canoni fissati dal Crs.
L’accordo bilaterale Italia-Svizzera avrà comunque un raggio d’applicazione più ampio del Crs, pur introducendo uno scambio di informazioni su richiesta, anziché automatico. L’agenzia delle Entrate potrà chiedere informazioni alla controparte elvetica non limitate ai redditi di natura finanziaria (coperti dallo scambio automatico) ma a tutti i tipi di reddito («imposte di qualsiasi natura o denominazione»).

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