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Anche il Mise investe nelle pmi

Il ministero dello Sviluppo economico potrà partecipare con capitale di rischio e di debito nelle start-up e Pmi innovative che realizzino progetti di ricerca tecnologicamente avanzata. Gli interventi, ammissibili fino ad un massimo di 15 milioni di euro per ciascuna impresa, verranno finanziati attraverso il «Fondo per il trasferimento tecnologico e altre misure urgenti per la difesa ed il sostegno dell’innovazione», il quale potrà contare su una dotazione di 500 mln di euro per l’anno 2020. È quanto prevede il decreto 4 dicembre 2020 del MiSe (in Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2021), attuativo dell’art. 43 del decreto Rilancio (decreto legge n. 34/2020 convertito dalla legge 77/2020). Per la realizzazione degli interventi ad alto potenziale innovativo nelle predette start-up e pmi, il ministero si avvarrà dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile (Enea).

Il Fondo, con una dotazione di 500 mln per il 2020 – finalizzato alla promozione di iniziative e investimenti utili alla valorizzazione e all’utilizzo dei risultati della ricerca presso le imprese operanti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle start-up innovative e alle Pmi innovative – ha l’obiettivo di favorire la collaborazione di soggetti pubblici e privati nella realizzazione di progetti di innovazione e spin-off. Le iniziative potranno prevedere lo svolgimento di attività di progettazione, coordinamento, promozione, stimolo alla ricerca e allo sviluppo attraverso l’offerta di soluzioni tecnologicamente avanzate, processi o prodotti innovativi, di consulenza tecnico-scientifica e formazione, nonché attività di supporto alla crescita delle start-up (art. 25 del dl 179/2012) e pmi (art. 4 del dl 3/2015) ad alto potenziale innovativo.

Le «imprese target». Gli interventi sono rivolti a sostenere lo sviluppo di tecnologie strategiche per la competitività del Paese attraverso l’investimento nelle cosiddette «imprese target», le quali in particolare:

a) costituiscono pmi innovative e con elevato potenziale di crescita, non quotate e operanti su tutto il territorio nazionale, ovvero start-up innovative, Pmi innovative, spin off e spin out di università, centri e istituti di ricerca sia pubblici sia privati, parchi scientifici e tecnologici;

b) sono in via di costituzione o costituite da non più di 60 mesi e si trovano nella fase di avvio dell’attività imprenditoriale e, comunque, in un ambito di intervento pre-commerciale e pre-competitivo;

c) operano o prevedono di operare in ambiti tecnologici di interesse strategico nazionale, con priorità per le tecnologie healthcare, l’information technology, il settore della green economy e il deep tech (additive manufacturing, nanotecnologie, nuovi materiali, robotica, intelligenza artificiale).

La partecipazione del Mise. Il Fondo potrà intervenire attraverso la partecipazione indiretta in capitale di rischio e di debito, anche di natura subordinata. In particolare, gli investimenti del Fondo per il trasferimento tecnologico possono assumere la forma di interventi in «equity» e «quasi equity», prestiti convertibili e strumenti finanziari di partecipazione, contratti e grant contenenti opzioni convertibili, in funzione delle caratteristiche e delle specifiche esigenze di finanziamento delle imprese target e dei progetti da sostenere.

L’intervento in equity consiste nel conferimento di capitale in un’impresa, quale corrispettivo di una quota del capitale di rischio della stessa anche attraverso la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi e strumenti rappresentativi di capitale (warrant). L’intervento in quasi equity consiste in un tipo di finanziamento che si colloca tra equity e debito e ha un rischio più elevato del debito di primo rango (senior) e un rischio inferiore rispetto al capitale primario (common equity), il cui rendimento per colui che lo detiene si basa principalmente sui profitti o sulle perdite dell’impresa destinataria e che non è garantito in caso di cattivo andamento dell’impresa.

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