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Anche le verifiche della Pa entro il termine di 30 giorni

Le amministrazioni pubbliche devono pagare le imprese per gli appalti di forniture, servizi e lavori entro il termine standard di 30 giorni, ma possono concordare con le stesse un termine diverso, in ogni caso non superiore a sessanta giorni.
Dal 1° gennaio sono entrate in vigore le modifiche alla disciplina dei pagamenti per le transazioni commerciali (contenuta nel Dlgs 231/2002), che sono interamente applicabili ai contratti pubblici, compresi quelli relativi alle opere, per espressa previsione della normativa (Dlgs n. 192/2012, che recepisce la direttiva comunitaria sui ritardi nei pagamenti, la 2011/17).
I ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture hanno prodotto una nota interpretativa (protocollo 1293 del 23 gennaio 2013) che ha evidenziato come la normativa settoriale (contenuta nel Codice dei contratti e nel regolamento attuativo) sia in parte compatibile con il quadro generale (con riferimento alla tempistica di 30 giorni per il saldo del certificato di pagamento), ma come presenti anche disposizioni (ad esempio quella relativa al periodo intercorrente tra la maturazione dello stato avanzamento lavori e l’emissione del certificato) confliggenti con le norme comunitarie e, quindi, sia da disapplicare (si veda anche il Sole 24 Ore del 24 gennaio).
La nuova normativa non può peraltro impedire che l’amministrazione effettui le verifiche, comprese quelle del responsabile del procedimento rispetto allo stato di avanzamento lavori proposto dal direttore lavori prima di autorizzare l’emissione della fattura o del certificato. Ma queste operazioni – comunque doverose – non potranno superare il termine standard di 30 giorni.
Anche negli appalti di lavori, quindi, si applicano i termini previsti dall’articolo 4 dell’innovato decreto 231/2002. Ed è sui tempi che i fornitori devono focalizzare l’attenzione.
Il termine standard, infatti, è individuato in 30 giorni dal ricevimento della fattura (o di altro titolo di pagamento idoneo) da parte dell’amministrazione appaltante, ma questa può concordare con l’affidatario un termine diverso, comunque non superiore a sessanta giorni e che deve essere giustificato dall’oggetto del contratto o da particolari condizioni al momento della stipulazione.
Negli appalti con gli organismi del servizio sanitario (Asl, aziende ospedaliere, istituti di ricerca) il termine standard è già di sessanta giorni (articolo 4, comma 5), senza altra estensione. Questa tempistica rischia però di essere vanificata dai vincoli posti dal patto di stabilità interno alla gestione dei flussi di spesa.
I problemi maggiori potrebbero aversi per le spese per investimenti (lavori pubblici), in considerazione della maggiore rigidità e minore frequenza dei flussi in entrata che vanno ad alimentare la cassa (aspetto invece meno rilevante per la spesa corrente, salvo che negli enti sanitari, dipendenti in gran parte dai trasferimenti regionali).
Gli operatori economici possono tuttavia controllare se i responsabili di servizio che hanno impegnato le risorse per l’appalto abbiano verificato il rispetto della programmazione della spesa (articolo 9, comma 2 legge n. 102/2009).
Un ulteriore problema potrebbe aversi in relazione ai tempi per l’acquisizione del Durc (documento unico di regolarità contributiva) da parte della stazione appaltante, qualora non coincidano con lo standard dei 30 giorni: la mancanza del Durc impedisce infatti di dar corso al pagamento.
In caso di ritardo, la corresponsione degli interessi di mora deve essere effettuata dalle amministrazioni automaticamente, senza diffida del l’impresa. Inoltre devono essere rimborsati all’operatore economico i costi per il recupero dei crediti e deve essere corrisposto un indennizzo forfettario di 40 euro.

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