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Anche l’articolo 18 sul tavolo del confronto con il Governo

di Nicoletta Picchio

Tutti i temi, nessuno escluso. E quindi anche l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Tre ora di faccia a faccia tra la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il ministro del Welfare, Elsa Fornero, sono serviti a riapprofondire i punti della riforma del mercato del lavoro: flessibilità in entrata e in uscita, ammortizzatori sociali, servizi per l'impiego e formazione.
La Marcegaglia ha riferito al ministro l'esito degli incontri di mercoledì, quello tra le organizzazioni imprenditoriali (Confindustria, Abi, Alleanza delle coop, Ania) e poi con i leader sindacali, Cgil, Cisl, Uil e Ugl.
E l'avvio del tavolo tecnico, cominciato ieri, tra le parti sociali: un lavoro di approfondimento per arrivare al successivo incontro con il governo, la prossima settimana, con una messa a fuoco approfondita di tutti gli argomenti e le possibili sintesi (si veda altro articolo in pagina).
«Abbiamo visto quali sono le problematiche, l'incontro è stato utile. Abbiamo parlato dell'apprendistato, dell'inserimento, di quello che il ministro chiama cattiva flessibilità in uscita», ha detto la Marcegaglia, accompagnata dal suo vice per i rapporti sindacali Alberto Bombassei e dal direttore generale. Si è discusso anche di ammortizzatori sociali: vanno mantenuti quelli che ci sono, immaginando una nuova architettura per il futuro». Una necessità, è il pensiero della presidente di Confindustria, legata alla difficile situazione congiunturale.
Sul tavolo c'è anche l'articolo 18, il vero nodo cruciale della riforma. Per la Confindustria, come ha ribadito la Marcegaglia al ministro, il reintegro previsto dallo Statuto dei lavoratori va mantenuto per i licenziamenti discriminatori o nulli (legati quindi alla razza, alle convinzioni politiche, maternità, matrimonio ecc.). Negli altri casi deve valere il risarcimento economico.
Su questa partita sarà importante l'atteggiamento del governo e quanto vorrà essere determinato sulla questione, dal momento che sui licenziamenti le parti difficilmente troveranno un'intesa. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha detto più volte che l'articolo 18 non deve essere un tabù e ieri, dagli Stati Uniti, ha parlato della riforma del mercato del lavoro, sostenendo che deve avere l'obiettivo di «ridurre il gap con i paesi nordici». Quindi puntare a quel modello di flexsecurity dove l'articolo 18 non c'è, si mette al centro il lavoratore e la ricollocazione, non la difesa del posto.
Nell'ultimo incontro a Palazzo Chigi, la scorsa settimana, il ministro Fornero aveva ipotizzato di non applicarlo nei primi anni di assunzione. Ieri non si è sbilanciato su possibili soluzioni e probabilmente sarà l'ultimo tema che sarà affrontato al tavolo del negoziato.
Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, oggi si sentirà telefonicamente con il ministro. «Il governo sa che ci sono disponibilità a discutere per esempio su come modificare i tempi della discussione in giudizio, che sono lunghissimi e danneggiano lavoratori e aziende. vediamo se possiamo trovare soluzioni ulteriori», ha detto durante il presidio con Uil e Cgil sul decreto mille proroghe. Ed ha aggiunto: «sono fiducioso in un'intesa, sugli ammortizzatori l'abbiamo trovata. Se gli imprenditori sono in buona fede possiamo convergere sulle ragioni di inefficienza. Se vogliono un trofeo – ha detto riferendosi implicitamente all'articolo 18 – non troveremo l'accordo».
Più rigida sull'argomento la leader Cgil, Susanna Camusso: «Confindustria ha progressivamente accentuato questa rivendicazione. Ma questo non ci porterà a cambiare opinione. L'articolo 18 è una norma di civiltà, non c'è nessuno scambio con le pensioni, non ci piace la proposta di una manutenzione, che troverebbe il favore della Cisl». L'unica disponibilità affermata apertamente dalla Cgil è intervenire sui tempi della giustizia.
Indubbiamente un problema importante, visto che la cause possono andare avanti anche per 6 anni e che le aziende si trovano a pagare l'arretrato delle buste paga, con una evidente incertezza non solo sull'esito della vertenza ma anche sui costi che devono sostenere. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, se il governo dovesse modificare il 18 senza dare niente il cambio, parla anche di sciopero generale. Intanto da ieri i tecnici sono al lavoro, con un tavolo permanente. L'incontro con il governo dovrebbe essere tra me

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