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Anche l’Apple store è un marchio

Un «flagship store» può essere talmente caratterizzante da rendere possibile la registrazione come marchio della sua rappresentazione grafica. È il caso di Apple che ha ottenuto dalla Corte di giustizia europea un giudizio favorevole alla possibilità di utilizzare come segno distintivo l’allestimento di un negozio (nella foto il negozio di Cambridge, Uk). L’interpretazione data dalla Corte europea alla disposizioni comunitarie nella causa C-421/13 si avvicina a quanto già previsto dalla legislazione in materia negli Stati Uniti.
Nel 2010, infatti, Apple ha registrato presso l’United States Patent and Trademark Office (Ufficio dei brevetti e dei marchi degli Stati Uniti) un marchio tridimensionale consistente nella rappresentazione, con disegno multicolore, dei propri negozi bandiera («flagship stores»). Il marchio veniva registrato per «servizi di vendita al dettaglio relativi a computer, software, periferiche, telefoni portatili, elettronica di consumo e accessori, nonché dimostrazioni di prodotti correlati».
Successivamente, Apple ha proceduto all’estensione internazionale di tale marchio. Nel 2013 però il Deutsches Patent und Markenamt (Ufficio tedesco dei brevetti e dei marchi) ha negato la registrazione, sostenendo che la rappresentazione degli spazi destinati alla vendita dei prodotti di un’impresa altro non sarebbe che la rappresentazione di un aspetto essenziale dell’attività di tale impresa e che il consumatore non può percepire un simile allestimento come un’indicazione dell’origine dei prodotti. Di qui l’avvio di un contenzioso giudiziario con il ricorso di Apple al Bundespatentgericht (Corte federale dei brevetti).
Ora la Corte, chiamata in causa dai giudici tedeschi, ricorda innanzitutto che, per poter costituire un marchio, l’oggetto della domanda di registrazione deve, ai sensi della direttiva sui marchi, soddisfare tre condizioni: deve in primo luogo costituire un segno, in secondo luogo poter essere riprodotto graficamente e in terzo luogo essere atto a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese.
La Corte così sottolinea che una rappresentazione che, come nel caso dei negozi Apple, raffigura l’allestimento di uno spazio di vendita attraverso un insieme continuo di linee, di contorni e di forme può costituire un marchio a condizione che possiede una grado sufficiente di distinguibilità. «Non si può peraltro escludere – avverte la pronuncia – che l’allestimento di uno spazio di vendita raffigurato da un segno siffatto consenta di identificare i prodotti o i servizi interessati come provenienti da una determinata impresa. Ciò può accadere nel caso in cui l’allestimento raffigurato si discosti in maniera significativa dalla norma o dagli usi del settore economico interessato».
La sentenza puntualizza poi che la generica idoneità di un segno a costituire un marchio non ha come immediata conseguenza il fatto che tale segno possieda necessariamente carattere distintivo. Tale carattere deve invece essere valutato in concreto, in funzione, da un lato, dei prodotti o dei servizi contrassegnati e, dall’altro, della percezione da parte del pubblico interessato.

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