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Anche il terzo che paga può evitare il sequestro

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, nell’ambito dei reati tributari, può essere cancellato anche in caso di pagamento da parte di una società terza che in questo modo estingue un debito commerciale con la società a sua volta esposta nei confronti del fisco. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 43811 della Terza sezione penale depositata ieri. Sulla base di questa apertura la Corte ha annullato l’ordinanza del tribunale del riesame di Napoli con la quale veniva ritenuto irrilevante il pagamento del debito tributario di una Srl da parte di una Spa. I giudici napoletani mettevano, tra l’altro in evidenza, come non fosse possibile dedurre l’esistenza di rapporti commerciali tra le due società; che il venire meno della misura cautelare può avvenire solo dopo il versamento integrale dell’imposta evasa, costituente illecito profitto, da parte dell’autore del reato o del terzo garante; che non sarebbe provata l’effettiva diminuzione del patrimonio personale dell’indagato, corrispondente all’illecito profitto.
La Cassazione prende però le distanze da questa interpretazione e ricorda innanzitutto che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del profitto del reato, corrispondente all’ammontare dell’imposta evasa, può essere conservato fino a quando rimane l’indebito arricchimento che deriva dall’azione illecita. Arricchimento che si conclude con l’adempimento dell’obbligazione tributaria. Dall’altro lato si rende necessario che al recupero delle imposte evase corrisponda la contrazione del patrimonio personale del contribuente, «momento superato il quale non ha più ragione di essere mantenuto in vita il sequestro preventivo».
Nel caso esaminato, l’effetto liberatorio per la società a responsabilità limitata è determinato dal versamento dell’imposta dovuta effettuato da parte della Spa che, contestualmente, aveva rilasciato una dichiarazione con la quale si precisava che il pagamento veniva effettuato per conto della Srl e conteggiato in diminuzione del maggior credito vantato da parte di quest’ultima «con ciò escludendosi in radice la stessa possibilità di esperire azione di rivalsa nei confronti di quest’ultima, atteso che la stessa risultava ancora creditrice di ulteriori maggiori importi».
In questo modo, sottolinea la Cassazione, è provata anche sul piano documentale la diminuzione patrimoniale subìta da parte della srl, in misura corrispondente al credito vantato nei confronti della Spa. Si tratta di un pagamento che di fatto elimina l’indebito vantaggio economico ottenuto dall’azione delittuosa della Srl, anche se il pagamento nei confronti dell’amministrazione finanziaria non è, avvenuto in forma diretta da parte dell’obbligato principale.
Pertanto «il pagamento – conclude la Corte annullando l’ordinanza di Napoli –, in altri termini, è stato sì eseguito dal terzo, ma all’indagato non è residuato alcun illecito vantaggio economico, in quanto questi avrebbe dovuto percepire quella somma dal “suo” debitore, ma a seguito del conseguente pagamento da quest’ultimo all’Erario ha definito il debito nei confronti dell’amministrazione finanziaria, senza che si sia verificato alcun indebito arricchimento».
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