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Anche il renminbi al ballo delle valute

Diversificazione valutaria. Ovvero: estrema frontiera del patrimonio. Perché scegliere di investire in bond denominati in dollari oppure in valute emergenti, compreso il renminbi cinese, significa prendersi qualche rischio in più. Ma mettere in portafoglio, in dosi ragionate ed equilibrate, tutto quel che non è euro, di questi tempi non è un optional, è un’esigenza difficilmente dilazionabile. Per costruirsi una trincea a prova di qualsiasi scenario.
Ma quali valute scegliere? Il mercato globale ne offre tantissime. Oltre alle classiche (dollaro americano, lira sterlina inglese, franco svizzero) ci sono lira turca, rand sudafricano, zloty polacco. Abbastanza conosciute, ma poco utilizzate, le corone del Nord Europa, il fiorino ungherese, i dollari canadesi e australiani. Poi c’è il renminbi, o yuan, la moneta di Pechino, ancora non tantissimo scambiata (per quanto concerne le compravendite di titoli obbligazionari), ma che assumerà un ruolo sempre più importante, in futuro.
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Chi si avvicina per la prima volta agli investimenti in valuta estera dovrebbe ricordare alcune indicazioni. Non esistono monete forti o deboli: nove anni fa, il rapporto di cambio tra dollaro Usa ed euro si svalutò in poco tempo del 23% circa. Alla luce di questa volatilità, è opportuno evitare di assumere ulteriori rischi, cioè quello legato all’emittente o ai tassi. In pratica, sarebbe consigliabile immettere in portafoglio obbligazioni a cui le agenzie di rating attribuiscono elevati gradi di affidabilità e, nel contempo, strumenti con durata breve (vedi tabella). Ma non tutti scelgono gli investimenti in valuta estera perché forzati da una situazione di mercato incandescente. C’è chi lo per andare a caccia di rendimenti competitivi. Chi sceglie, ad esempio, un’emissione automobilistica o bancaria, o monete come il real del Brasile o la nuova lira della Turchia lo fa sapendo che assume una rischiosità teorica medio alta, ma lo fa pure con l’obiettivo di incamerare, se possibile, una redditività di buon livello.
Chi invece ama immettere in portafoglio una parte non rilevante di obbligazioni denominate in dollari americani, canadesi o australiani, o lire sterline inglesi o corone norvegesi o svedesi a scopo difensivo deve appunto preferire titoli con rating massimo e data di rimborso abbastanza ravvicinata. Queste monete espongono infatti ad una rischiosità teorica media o medio bassa, sempre che si possa ragionare di rischiosità contenuta nel mercato valutario. Il dollaro americano e il franco svizzero, assumono un ruolo di bene rifugio, anche se sulla valuta di Zurigo occorre prestare attenzione, perché, come il dollaro Usa peraltro, il suo valore si muove nell’ottica della protezione da parte delle autorità monetarie locali. Le une e le altre molto impegnate ad evitare una rivalutazione eccessiva delle rispettive monete, perché gli effetti negativi su esportazioni e prodotto lordo sarebbero particolarmente dannose.
In molti casi, il rendimento teorico a scadenza che offrono sia i titoli di Stato, sia le obbligazioni societarie è modesto, decisamente inferiore a quello che propongono analoghe emissioni denominate in euro. È spontaneo chiedersi per quale ragione, al di là della diversificazione geografica, sia opportuno acquistare prodotti finanziari extra moneta unica. Se la situazione che riguarda i debiti governativi di alcuni paesi dell’area euro non troverà una soluzione in tempi relativamente brevi, una graduale svalutazione della moneta unica appare inevitabile. Con conseguente rivalutazione del corso dei titoli espressi in altra valuta.
Burocrazia
C’è poi un aspetto burocratico importante, cui prestare molta attenzione. Alcuni paesi, il Brasile ad esempio, impongono restrizioni agli investimenti sotto forma di costi aggiuntivi, all’atto dell’acquisto. Altri impongono una doppia tassazione, che può essere in parte evitata seguendo alcune procedure.
Se la propensione al rischio non è molto alta, il peso da attribuire agli strumenti denominati in valute diverse dall’euro potrebbe arrivare al 15%. Valore che può salire a dati molto più alti, 25-30%, se la capacità di assorbire i rischi ha un grado medio. Mentre se è elevata, la metà del portafoglio può essere investita all’estero, tramite naturalmente le monete di altri paesi. I rapporti di cambio vanno monitorati, per evitare che improvvise cadute della moneta in cui si è investito provochino perdite importanti.

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