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Anche il concordato versa i diritti

Anche la società in concordato preventivo deve versare i diritti camerali. A precisarlo è la sentenza 230/1/2014 della Ctr Liguria.
La controversia riguarda una cartella di pagamento emessa da una Camera di commercio nei confronti di una Snc che non aveva corrisposto il diritto annuale dovuto per il 2002. La società ha proposto ricorso in Ctp sottolineando, innanzitutto, la nullità della notificazione della cartella. Inoltre ha affermato di non essere tenuta al tributo in quanto ammessa al concordato preventivo, dal momento che l’articolo 4, comma 1, del Dm Industria di concerto con il Tesoro 359/2001 (intitolato «Cessazione dell’obbligo del pagamento del diritto») esclude l’onere di corrispondere l’imposta in questione per le imprese fallite o in liquidazione coatta amministrativa. La Camera di commercio ha fatto presente che la norma non si poteva applicare in via analogica alle società sottoposte a concordato preventivo.
La Ctp ha dichiarato che la Snc non era soggetta al tributo e ha quindi annullato la cartella. Per i giudici di primo grado, infatti, la cessazione dell’attività sociale si doveva equiparare alla cancellazione dal registro delle imprese, situazione che, in base all’articolo 4, comma 3, del Dm 359/2001, fa venir meno la sottoposizione al diritto camerale. La Camera di commercio ha presentato appello contro la sentenza, sostenendo che aveva errato la Ctp nell’equiparare la cessazione dell’attività alla cancellazione dal registro delle imprese. Inoltre, secondo l’appellante la decisione impugnata sarebbe stata nulla perché non si era integrato il contraddittorio con l’agente della riscossione.
I giudici di secondo grado ritengono erronea «l’assimilazione dell’ipotesi della cessazione dell’attività a quella della cancellazione dal registro delle imprese, ipotesi alla quale l’articolo 4, comma 3, Dm 359/2001 ricollega il venir meno dell’obbligazione». Inoltre, ai fini dell’esclusione dell’obbligo di versamento del diritto, l’ammissione al concordato preventivo non si può equiparare alla dichiarazione di fallimento o alla messa in liquidazione coatta amministrativa (gli unici casi in cui l’esclusione dell’obbligo è prevista dall’articolo 4 del Dm 359/2001), dal momento che si tratta di due situazioni diverse.
Oltre al merito, la Ctr affronta le questioni di rito sollevate da entrambe le parti. Come l’eccezione di non integrità del contraddittorio, che però è stata rigettata perché «nelle liti riguardanti l’impugnazione della cartella esattoriale – si legge nella motivazione (che richiama la sentenza 22939/2007 della Cassazione) – la legittimazione passiva spetta all’ente titolare del credito tributario». Anche l’eccezione di nullità della notifica della cartella è respinta. Questo perché «la relata di notifica – prosegue la Ctr – ha il solo scopo di fornire al richiedente la prova dell’avvenuta spedizione e l’indicazione dell’ufficio postale al quale è stato consegnato» il plico.
Di conseguenza, se l’atto è ricevuto, il destinatario non si può avvantaggiare della mancanza della relata perché ciò determina non l’inesistenza della notifica, ma solo un’irregolarità della stessa, «trattandosi di un adempimento che non è previsto nel suo interesse». In ogni caso – conclude la sentenza – si deve ritenere applicabile la disciplina della sanatoria dei vizi per raggiungimento dello scopo se la notifica avvenga prima della scadenza dei termini di decadenza per l’impugnazione.

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