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Anche i notai (giovani) a rischio E la cassa apre due paracadute

Premessa: la maggior parte di coloro (notai esclusi) che ha letto il titolo e il tema di questo pezzo avrà reagito con incredulità o fastidio.
Comprensibile. Perché finora la categoria dei notai, nell’immaginario popolare, rappresenta i professionisti più facoltosi d’Italia. In realtà è ancora così per un numero sempre più esiguo di loro.
I dati diramati dalla Cassa di previdenza notarile e da Federnotai ci dicono che il fatturato medio della categoria, dal 2006 a oggi, è sceso del 60% con una diffusione geografica pressoché omogenea su tutto il territorio nazionale. Ma c’è di più, nello stesso arco di tempo, gli atti hanno subito una riduzione del 65% per un doppio effetto combinato: un calo del 43% delle compravendite e un crollo del 55% dei mutui.
«Ad influire sui risultati e c o n o m i c i d e l s e t to r e — spiega Rosaria Bono, vicepresidente di Federnotai — è stata certamente la crisi del mercato immobiliare; gli atti relativi al trasferimento di proprietà di beni immobili e servizi connessi rappresentano infatti la metà circa dei compensi annotati a repertorio. Un dato che coincide con il calo dei mutui e degli atti societari». La crisi però non colpisce indiscriminatamente: a pagare lo scotto più alto sono i giovani e i residenti nelle regioni meridionali. C’è un altro dato che fornisce bene la dimensione del fenomeno: il 20% dei giovani notai avrebbe diritto all’assegno di inte- grazione da parte della Cassa di previdenza di categoria. Si tratta di un’integrazione che scatta quando un notaio non raggiunge il reddito minimo pari a 25 mila euro lordi l’anno. Nel 2012 erano stati 131 gli assegni erogati dalla Cassa mentre nel 2013 sono saliti a 167 con una crescita del 21%. «In realtà sarebbero molti di più se l’accesso a questi fondi non fosse così complesso — precisa la vice- presidente di Federnotai — infatti si tiene conto della residenza, di eventuali altri introiti e di altri fattori di reddito».
Di tutt’altro tenore è la questione che riguarda il secondo «paracadute», quello che interviene nel caso di mancato versamento del sostituto d’imposta da parte di notai disonesti che (magari appellandosi alla crisi) non versano i soldi dei cittadini che effettuano regolare atto notarile. «Si tratta di un fenomeno del tutto marginale — osserva Bono — in quei casi a intervenire è il Fondo di garanzia istituito nel 2005 dal Consiglio notarile che risponde di eventuali danni civili. Quindi i cittadini vengono protetti anche nell’eventualità in cui qualche notaio disonesto non dovesse versare il sostituto d’imposta. A tal proposito la novità è che stiamo aspettando i decreti attuativi della finanziaria che prevede il deposito del prezzo e un conto segregato imposte comprese. In pratica si affida ai notai non solo il versamento delle imposte ma anche il prezzo pagato per l’immobile. Il tutto in un conto segregato che mette al sicuro da eventuali possibili manipolazioni. Segno evidente dell’immutato vincolo di fiducia tra Stato, cittadini e notariato». Uno dei pochi aspetti immutati di una professione che sta rapidamente ca m b i a n d o p e l l e , r u o l o e prospettive future.

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