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Anche Ferrari espatria Marchionne pensa a Londra e all’Olanda

La Ferrari pagherà le tasse alla regina d’Inghilterra. Da Torino e Maranello non si commentano le indiscrezioni dell’agenzia Bloomberg che confermano anche per il Cavallino lo stesso percorso già seguito da Fca: quotazione americana, sede legale olandese e sede fiscale in Inghilterra. Le voci hanno cominciato a diffondersi in Usa dove Marchionne sta tenendo gli incontri con i rappresentanti di una ventina di banche per piazzare il bond da 2,5 miliardi di dollari che verrà chiuso entro l’anno. Ieri pomeriggio, in attesa del comunicato con il pricing del convertendo, il titolo Fca ha perso il 6,6 per cento tornando, sia pure di poco, sotto la soglia dei 10 euro. A pesare, oltre all’attesa dei termini del bond, anche il giudizio negativo di Bernstein che ritiene sopravvalutato il titolo e considera per Ferrari un valore intorno ai 6 miliardi di euro. Un andamento, quello del titolo Fca, che ha insospettito la Consob. Ieri sera l’ente di controllo sulla Borsa italiana ha annunciato verifiche preliminari sull’operatività dell’azione. «La Consob ha acceso un faro sul titolo Fca dopo l’anomalo andamento di questi ultimi giorni – spiegavano ieri fonti di Piazzaffari – specialmente quello delle ultime ore».
La scelta di trasferire a Londra la sede fiscale avrebbe notevoli conseguenze di immagine e potrebbe creare qualche problema politico. Tutti coloro che, in modo informale, commentavano ieri queste voci, facevano notare che in ogni caso, come già avvenuto per Fca, il pagamento delle tasse in Inghilterra non avrebbe conseguenze sulle attività industriali italiane. Ma diverso è il caso della multinazionale nata dalla fusione tra Fiat e Chrysler, diverso quello della casa di Maranello. Il trasloco in Inghilterra per Fca era stato giustificato con le agevolazioni fiscali previste per gli azionisti in quel paese e con la necessità di mantenere l’equilibrio tra la parte Usa e quella italiana dell’impero di Marchionne. La spiegazione difficilmente potrebbe valere per Ferrari, il marchio più tipico del made in Italy, a meno di non voler so- stenere che tutte le aziende dovrebbero trovare conveniente pagare le tasse fuori dall’Italia.
Si attendono ora le reazioni del governo italiano. Il riavvicinamento tra Renzi e Marchionne verificatosi negli ultimi mesi potrebbe subire contraccolpi dalla scelta del manager di Torino di pagare all’estero le tasse della nuova società Ferrari che nascerà in giugno dalla separazione tra la ex Fiat e le azioni del Cavallino. Sul versante politico c’è da registrare la prima reazione di Giorgio Airaudo, già responsabile Fiat della Fiom prima di diventare parlamentare di Sel: «Appena arrivato alla guida di Maranello, Marchionne pensa di non pagare le tasse Ferrari in Italia. Che cosa ne pensa il suo amico Renzi?». Il problema politico per il governo è che, a differenza di quel che accadde per Fca, lo spostamento della sede fiscale della Rossa avverrebbe dopo più di un anno di cura Renzi senza che il premier sia riuscito a rendere appetibile per gli Agnelli il regime fiscale italiano. Il tavolo per gli sgravi fiscali a chi esporta è aperto da lungo tempo senza che finora abbia prodotto risultati concreti.
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