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Anche enti previdenziali nella Spa «salva imprese»

Anche gli enti previdenziali potranno partecipare al capitale della nuova Spa “salva-imprese”. Lo prevede un emendamento al decreto – banche e investimenti depositato nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera dai relatori, Marco Causi e Luigi Taranto. Si rafforza la previsione di maggiori garanzie statutarie a vantaggio dei soci che non si avvalgono della prevista garanzia statale e si prevede che lo schema di decreto sulla garanzia statale vada comunicato ai competenti organi dell’Unione europea. Attualmente la norma prevede l’ingresso nel capitale della società per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese, che abbiano comunque «adeguate prospettive industriali e di mercato», solo per investitori istituzionali e professionali. In questo modo potranno entrare anche Inps o Inail. L’emendamento dei relatori prevede anche di allargare ilcampo di azione della Spa al rilancio di tutte le imprese in crisi, non solo quelle industriali (come previsto ora dal testo)e di favorire processi di consolidamento “occupazionale” oltre che industriale.
Sembra invece slittare verso l’ultimo minuto utile, vale adire venerdì, il voto in commissione dell’articolo 1 del decreto banche: sulla riforma delle popolari, sulla quale c’è forte pressing parlamentare, ancora vanno sciolti i nodi politici: come si sa, sono state presentate circa 300 proposte di modifica alla riforma delle banche popolari e dei circa dei 120 emendamenti al decreto banche e investimenti che non hanno superato il vaglio dell’ammissibilità nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, solo 5 riguardano le popolari. Di fatto, il tentativo di limitare l’impatto della riforma sembra di natura trasversale. Si va dalla minoranza interna del Pd agli alleati di maggioranza come Ncd o Scelta Civica, a Fi, Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia. La questione della soglia oltre la quale far scattarel’obbligo della trasformazione in Spa è tra le più presenti. C’è chi come il movimento Cinque stelle la fissa altissima (100 miliardi) affinche è la riforma riguardi al massimo un paio di grandi banche e chi, come le minoranze Pd, fissa la soglia a 2 miliardi; Ncd, invece propone di di spostare l’asticella dagli attuali 8 a 30 miliardi (e dunque le banche con obbligo di trasformazione, invece che dieci sarebbero 7) o di interessare solo le banche già quotate. Altra richiesta avanzata da quasi tutti i gruppi quella di allungare i tempi di attuazione della riforma, dai 18mesi attuali ad almeno 24 (ma c’è chi si spinge fino a 36).Ci sono poi diverse soluzioni proposte per evitare scalate ostili, dal tetto all’esercizio del diritto di voto in assemblea al 3 o al 5%, transitorio o senza limiti, al limite al possesso azionario (ad esempio al 10% del capitale socialeavente diritto di voto). Ma c’è anche chi chiede di ridurre il numero massimo di deleghe (innalzate dal decreto da 10 a 20).

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