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Anche Deutsche Börse guarda a Borsa Italiana

FRANCOFORTE – Deutsche Börse, la Borsa tedesca già quinta al mondo per capitalizzazione e a caccia di buoni affari per crescere e allargare il suo business, sarebbe interessata alla Borsa di Milano nel caso in cui la londinese LSE decidesse di mettere in vendita Piazza Affari. A manifestare questo interesse è stato ieri l’amministratore delegato Theodor Weimer, in risposta a una domanda del Sole24Ore nel corso della conferenza stampa per la presentazione del bilancio 2019 e prospettive 2020 che si è tenuta ieri a Francoforte. Se il London Stock exchange dovesse mettere in vendita Borsa Italiana,«la guarderemmo sicuramente», ha detto senza esitazione l’ad di Deutsche Börse, ben consapevole che il numero uno della Borsa rivale Euronext Stéphane Boujnah lo scorso 12 febbraio ha affermato che «ovviamente saremmo interessati ad acquisire» Piazza Affari, se in vendita.

L’ M&A è una delle sfide aperte più pressanti degli exchanges in Europa e nel mondo. E Deutsche Börse, surclassata per capitalizzazione da LSE dopo l’acquisizione da parte di quest’ultima della piattaforma dati Refinitiv per 27 miliardi di dollari, si dichiara pronta a scendere in campo. «Abbiamo in cassa 2 miliardi di potenza di fuoco, indebitarsi costa poco e possiamo finanziarci sul mercato azionario con un aumento di capitale», ha messo in chiaro Weimer, facendo intendere che i mezzi non gli mancano. Deutsche Börse conta di trovare la porta aperta nell’equity, perchè può far leva sulla sua storia di successo e sul prezzo delle sue azioni che continua asalire: il dividendo 2019 sarà di 2,90 euro (il 7% in più del 2018) grazie a 1,1 miliardi di profitti netti che dovrebbero salire a 1,2 miliardi quest’anno. Tuttavia, la strategia resta conservativa e cauta in Deutsche Börse, il passo resta tedesco: «Siamo in un business che sta crescendo e se non cresciamo anche noi, il gap rispetto agli altri si allargherà e questo lo abbiamo ben presente» ha riconosciuto Weimer, sottolineando tuttavia che «vogliamo crescere con le nostre forze, dove è il caso di crescere, a prescindere dalle dimensioni dell’acquisizione». La Borsa tedesca, già operativa in nove segmenti, è interessata ad estendere la sua portata sopratutto in cinque aree: gestione dati, trading di valute e materie prime, servizi ai fondi e trading di obbligazioni.

L’ad di Deutsche Börse, il cui incarico è stato rinnovato nei giorni scorsi di altri cinque anni, mantiene tuttavia un approccio pragmatico: «Gli assets più interessanti sono anche quelli estremamente cari», con multipli che richiedono un enorme esborso, ha detto, facendo intendere che LSE ha potuto acquisire Refinitiv con una leva che la Borsa tedesca non ha. «Una buona operazione è meglio di una grande operazione – ha ribadito con vigore Weimer -. Un’acquisizione deve essere ragionevole, è importante che l’integrazione dopo l’acquisto funzioni e che sia un’integrazione che duri nel tempo. Nuovi assets continueranno ad arrivare sul mercato. Ma abbiamo bisogno di un venditore prima di poter acquistare». LSE potrebbe essere uno di questi.

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