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Anche il colosso Gazprom si scopre più fragile Conti in rosso causa Covid

ROMA — Saranno anche «perdite solo sulla carta», come si è affrettato a sottolineare il vice-presidente di Gazprom, Famil Sadygov. Ma le rassicurazioni al mercato non cambiano la sostanza dei numeri. Il gigante russo, numero uno dell’energia in Europa e primo fornitore di gas di tutta l’Unione Europea, ha annunciato ieri di aver perso quasi un miliardo e mezzo di euro nel primo trimestre dell’anno. Per colpa dell’emergenza Covid-19, ma non solo.
Il dato è clamoroso perché la società controllata dal governo – e che sotto certi aspetti conta anche più dello stesso Cremlino non è certo abituata ad avere i conti in rosso. Tanto per dire: un trimestre negativo non si presentava dal 2015 e soltanto un anno fa, nello stesso periodo che va da gennaio a marzo, gli utili netti erano stati oltre 6,6 miliardi di euro.
Perché allora il vicepresidente Sadygov si è affrettato a dichiarare che l’azienda non è preoccupata, come se le perdite non avranno ricadute concrete? Perché il manager attribuisce il dato negativo principalmente a un forte calo del valore del rublo e al crollo dei prezzi del petrolio.
Non ha tutti i torti: sia la svalutazione della divisa russa, sia la discesa delle quotazioni del greggio (di cui Gazprom è uno dei principali produttori a livello globale) seguono le fluttuazioni dei mercati e sono valori che potrebbero essere recuperati con la fine dell’anno. Il calo del rublo segue i fondamentali economici: la Russia, come tutto il mondo, è colpita dalla frenata delle attività industriale in seguito al lockdown. Ma a differenza di altre nazioni emergenti, le sue esportazioni sono quasi esclusivamente concentrate sugli idrocarburi.
Quello che il vicepresidente di Gazprom non dice è che il rosso in bilancio nel trimestre è causato anche da altre circostanze che potrebbero trasformarsi da temporanee in strutturali. Ad esempio, il prezzo del petrolio: tutte le big oil company hanno appena rivisto le proprie previsioni per l’andamento dei prezzi (Eni lo ha fatto la settimana scorsa), ovviamente abbassandole rispetto alle precedenti stime.
Anche sul gas le prospettive non sono, al momento, favorevoli per i produttori in generale. Il prezzo è in netto calo dall’anno scorso sui mercati internazionali e in particolare è ai minimi storici su quello europeo. Gazprom ha dichiarato un calo di vendite, tra Europa e Cina (l’altro grande mercato per le sue esportazioni), del 17 per cento. Con conseguente calo dei ricavi: nel periodo sono diminuiti del 24%, a 21,5 miliardi di euro.
A questo si deve aggiungere il fatto che le quotazioni del gas naturale si sono ridotte negli ultimi 12 mesi del 35 per cento circa a causa di una serie di fattori. Il primo è la concorrenza del Gnl, il gas liquefatto trasportato via nave, la cui disponibilità è cresciuta nelle ultime stagioni dopo il boom dello shale gas americano ma anche con l’aumento degli investimenti nei grandi giacimenti.
Con il lockdown c’è un eccesso di offerta che non si riesce a smaltire e che – a detta degli esperti – causerà una lenta risalita dei prezzi. Per non dire delle politiche per la transizione energetiche, con uno spostamento degli investimenti da parte delle grandi utility e del mondo dei trasporti dai combustibili fossili alle rinnovabili.
Per cui le quotazioni del rublo e del gas si riprenderanno, la domanda di petrolio dovrebbe ripartire con la fine dell’emergenza Covid- 19, ma Gazprom farebbe bene a iniziare a preoccuparsi a sua volta di come avviare la sua transizione.
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