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Anche Cipro chiede aiuto alla Ue

A soli tre giorni dal cruciale vertice di Bruxelles anche Cipro ha ceduto e ha inoltrato una «richiesta di aiuto finanziario» tramite i fondi salva-Stati Efsf ed Esm che verrà presa, secondo le parole del presidente dell’eurogruppo Jean-Claude Juncker, «velocemente in esame». È il quinto Stato dell’Eurozona (dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna) a ricorrere alla procedura di salvataggio che la Commissione Ue si ostina eufemisticamente a chiamarla “assistenza”.
L’aiuto, come per la Spagna, riguarderà il solo settore finanziario anche se Cipro é sotto la lente Ue per i conti pubblici e vari squilibri macroeconomici.
«Il governo della Repubblica di Cipro ha informato oggi (ieri per chi legge n.d.r.) le autorità europee competenti della sua decisione di sottoporre ai paesi membri dell’Eurozona una richiesta di assistenza finanziaria» recita un comunicato diffuso dalla rappresentanza diplomatica di Nicosia presso l’Ue.
«L’obiettivo degli aiuti richiesti – prosegue la nota – è il contenimento dei rischi per l’economia cipriota, in particolare quelli derivanti dall’effetto contagio attraverso il settore finanziario, alla luce della sua forte esposizione all’economia greca». Nicosia ha chiesto aiuti per il suo disastrato settore bancario e si parla di almeno 1,8 miliardi di euro di aiuti equivalenti al 10% del suo Pil necessari per soddisfare i requisiti europei di garanzia per la Marfin Popular Bank, istituto che ha visto i suoi bilanci colpiti dalle perdite conseguenti alla ristrutturazione dei bond greci. Secondo l’agenzia Fitch invece gli aiuti complessivi dovranno essere pari a 4 miliardi di euro.
Il governo cipriota, che per ironia della sorte dal primo luglio ricoprirà la presidenza di turno Ue per sei mesi, aveva lasciato intendere che avrebbe potuto chiedere aiuto entro la fine di giugno, scadenza entro la quale la Marfin Popular Bank dev’essere ricapitalizzata per 1,8 miliardi. Nicosia sembrava anche orientata a richiedere a Mosca un secondo prestito bilaterale per il governo fra i 3 e i 5 miliardi di euro che avrebbe fatto seguito a un primo aiuto russo erogato l’anno scorso da 2,5 miliardi di euro.
Proprio ieri l’agenzia di rating Fitch ha tagliato da BBB- a BB+ il rating sul debito a lungo termine della Repubblica cipriota, con outlook negativo, facendo precipitare la situazione. Il downgrade riflette l’incremento dell’ammontare di capitale che le banche del paese dovranno chiedere, rispetto alle precedenti stime di gennaio.
Ciò a causa soprattutto dell’esposizione alle società greche e domestiche delle tre principali banche cipriote, ovvero Banca di Cipro, Marfin e Banca Ellenica e al deterioramento della loro qualità del credito. Secondo Fitch, oltre agli 1,8 miliardi (pari al 10% del Pil) richiesti da Marfin, le banche avranno bisogno di un’iniezione sostanziale di capitale, potenzialmente fino a a 4 miliardi (23% del Pil). Non male per un paese con solo un milione di abitanti, una specie di riedizione della crisi bancaria islandese ma questa volta nel Mediterraneo.
Intanto ad Atene il nuovo Governo greco perde pezzi ancora prima di cominciare: il ministro greco delle Finanze, Vassilis Rapanos, banchiere e tecnico di area socialista vicino all’ex premier Simitis, l’uomo che portò nel 2001 Atene nell’euro, ha presentato le dimissioni per motivi di salute prima ancora di prestare giuramento e senza di fatto mai assumere l’incarico. In realtà secondo la tv greca Mega e Katia Makri editorialista di radio Real News dietro le dimissioni ci sarebbe uno scontro tra Rapanos che voleva un equilibrio nel governo tra politici e tecnici e soprattutto aveva chiesto personalità di provata esperienza come l’economista liberista Yannis Stournaras, l’ex ministro degli Esteri Tassos Yannitis e un banchiere come Milonas a capo di una task force anti evasione. Invece il premier Samaras ha preferito mettere suoi uomini fidati appartenenti al partito Nea Dimokratia nel timore di mosse troppo severe e a quel punto Rapanos si è sentito «intrappolato» e ha preferito dimettersi. Infine va segnalato che al vertice di Bruxelles, il premier Samaras, operato alla retina, sarà sostituito dal presidente della Repubblica, Karolos Papoulias.

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