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Anche Berlino accetta la proroga “Ma gli impegni non cambiano”

BERLINO — «Gli obiettivi non possono cambiare, ma si può discutere dei tempi d’attuazione delle indispensabili riforme». Dopo i toni duri di ieri, ecco arrivare a caldo una promessa di concessione della Germania alla Grecia del dopo-voto, un’idea di negoziato. Il ministro degli Esteri Guido Westerwelle è stato il primo a intervenire. Mentre attendeva anche la presa di posizione comune dei ministri economici e finanziari dell’eurozona, Berlino ha passato una serata di tensione al calor bianco in attesa dei risultati greci. Nemmeno la partita Germania-Danimarca è bastata a distrarre. Angela Merkel e il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble hanno rinviato dal tardo pomeriggio alla nottata la partenza per il G20 in Messico. Ora la Germania attende con fretta una risposta al segnale lanciato ad Atene, e soprattutto guarda nervosa a quando la Grecia formerà un nuovo governo, e con chi.
«Noi vogliamo che la Grecia resti nell’Unione monetaria, e che continui ad appartenere all’Europa », ha detto Westerwelle alla prima rete tv pubblica Ard.
«Ma spetta ai greci decidere del loro futuro, non si può fermare qualcuno che vuole andar via». Poi ad Atene exit poll e risultati parziali sembravano rafforzare la certezza di una vittoria di Samaras. Westerwelle ha allora aggiunto: «È importante che la Grecia formi un governo europeista, il quale non rimetta in discussione tutti gli accordi raggiunti. Non possono essere introdotti cambiamenti sostanziali alle intese di Atene con la trojka (Unione europea, Fondo monetario e Banca centrale europea, ndr), ma posso ben immaginarmi che ricominceremo a parlare con i leader greci a proposito delle scadenze di tempo da porre ad Atene per le indispensabili riforme. Insisto, non c’è alternativa alle riforme, Atene deve mantenere gli impegni, negoziamo sui tempi. E comunque per i 40 miliardi di aiuti che la Germania ha dato finora si potrebbe anche dire grazie », ha concluso il ministro.
Nelle ultime breaking news, accolte ed esaminate con tensione a Berlino, sono venute le richieste del leader del Pasok, Venizelos, di cooptare anche Syriza, la sinistra radicale, nel governo. Ipotesi che Tsipras, leader di Syriza, ha rifiutato. Ma comunque un’autorevole voce dell’opposizione tedesca, Martin Schulz, presidente socialdemocratico dell’Europarlamento, ha invitato a mantenere la calma: «Senza partners Tsipras non potrà governare, e comunque dubito che, al di là delle dichiarazioni, voglia veramente cancellare il memorandum d’intesa. Chiederà forse alleggerimenti del patto con Ue e Fmi. E credo che dobbiamo dare qualcosa ai greci, dove e come possibile. Ma ammonisco il futuro governo greco da una denuncia delle intese», ha continuato. «Un governo che stracciasse i trattati dovrebbe mettere in conto il rischio di sentirsi rispondere che allora non paghiamo più. L’Europa ha dato 130 miliardi per aiutare la Grecia, non per torturarla».
Solo i falchi euroscettici tedeschi avrebbero preferito una vittoria di Syriza. Alcuni, come l’euroscettico liberale Frank Schaeffler, dice che la vittoria di Nea Demokratia «potrà solo prolungare l’emergenza», e che «se la Grecia resterà nell’eurozona, l’euro non sopravviverà. Almeno quelli di Syriza rifiutando le riforme sono sinceri e onesti». E l’altro giorno l’economista Hans Werner Sinn aveva suggerito l’uscita greca dall’euro: «li mandiamo alle cure termali, guariranno e da noi avranno poi il biglietto di ritorno ». Gli opposti estremismi greco e tedesco si toccano, o quasi.

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