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Anatocismo sì, ma consensuale

Sugli interessi bancari si riparte da capo. Venti anni di dibattiti e sentenze sull’anatocismo: tutto va in soffitta. Dal 1° ottobre 2016 gli interessi scadono il 31/12, si può chiedere se mettere gli interessi sul conto (e allora si pagheranno interessi anche su questi interessi) e il contratto può prevedere che i primi soldi che arrivano sul conto sono usati per pagare gli interessi sul fido. È la nuova disciplina dell’articolo 120 del Testo unico bancario (dlgs 385/1993), modificato dall’articolo 17-bis del decreto legge 18/ 2016, che partirà dal 1° ottobre 2016. La decorrenza è stabilita dall’articolo 5 della delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) del 3 agosto 2016 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.212 del 10 settembre 2016).

Ma non è tutto così semplice e senza conseguenze. Anzi le disposizioni danno molto da discutere, perché fanno rientrare in pompa magna l’anatocismo nei rapporti bancari. E questo nonostante la declamata impostazione del decreto legge 18/2016 e della conseguente delibera del Cicr, per cui vige il divieto assoluto di interessi su interessi. Tanto è vero che gli interessi devono essere conteggiati a parte e che il correntista potrebbe pagare questo conto a parte.

Ma, si direbbe, c’è un buco nella rete: sia il decreto legge sia la delibera Cicr prevedono che il cliente possa autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili: in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale e, quindi, produrrà ulteriori interessi. Lo ha detto anche il Mef con un comunicato stampa del 5 agosto 2016.

Su questa clausola sono prevedibili battaglie in tribunale: è una clausola legittima a fronte del divieto di anatocismo? Resta il fatto che la stessa delibera Cicr dice che sulla clausola deve essere acquisito il consenso espresso del cliente (articolo 5). E consenso espresso significa manifestazione positiva di volontà di un soggetto che ha capito cosa vuol dire per il suo portafoglio firmare o non firmare. Insomma se il cliente avrà dato il suo assenso, si potrà dire che avrà lui stesso accettato l’anatocismo. Ci si chiede, comunque, quanto questo possa essere, oltre che legittimo in ordine ai rapporti tra norme di legge e disposizioni attuative, anche coerente in un quadro di rapporti in cui il correntista è pur sempre parte debole.

Antonio Ciccia Messina

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