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Anatocismo, sanatoria limitata

La sanatoria dell’anatocismo bancario (delibera Cicr del 9 febbraio 2000) non si applica automaticamente ai contratti in essere a quella data. Se la banca e il cliente non hanno modificato consensualmente i contratti allora vigenti, gli interessi anatocistici continuano a essere illegittimi e vanno restituiti. Come è successo a un istituto di credito condannato dal tribunale di Treviso (sezione di Montebelluna) a pagare oltre 365 mila euro a una società assistita dall’avvocato Franco Fabiani di Como) per rimborso di interessi composti addebitati in conto dal 1980 al 2005 (sentenza n. 110 depositata il 10 giugno 2013). Il tribunale ha così dichiarato illegittima la capitalizzazione degli interessi anche praticata dopo il giugno 2000.

In effetti quell’anno fa un po’ da spartiacque: è l’anno in cui è stata adottata la delibera Cicr 9/2/2000 con la quale sono stati sdoganati gli interessi anatocistici, purché applicati sia per gli interessi passivi sia per gli interessi attivi. In altre parole, la capitalizzazione trimestrale o comunque composta degli interessi dovuti dai clienti è legittima se anche il cliente può pretendere la capitalizzazione composta sui suoi interessi attivi. È evidente, tuttavia, lo squilibrio, essendo noto che gli interessi attivi sul conto corrente hanno una rilevanza infima. Di conseguenza da allora le banche possono chiedere gli interessi anatocistici. Ma con una eccezione, che riguarda i contratti a cavallo delle modifiche pro banche.

La sentenza di Treviso ha dichiarato l’inapplicabilità della delibera Cicr ai contratti che erano già in corso al momento della sua entrata in vigore. Il tribunale ha ritenuto che la clausola prima nulla (quella sull’anatocismo) non può essere sanata unilateralmente; insomma non basta la delibera Cicr, mentre ci vuole una nuova pattuizione.

Anche se gli istituti si sono adeguati alle disposizioni della delibera Cicr e hanno dato prova dell’adeguamento mediante la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e la comunicazione per iscritto al correntista. Si legge, infatti, nella sentenza del tribunale di Montebelluna: «se anche la banca avesse applicato la periodica capitalizzazione degli interessi debitori e creditori con identica periodicità e nel rispetto della delibera Cicr quanto a pubblicazione e comunicazione al cliente, tuttavia per rendere legittima la capitalizzazione occorrerebbe una pattuizione perché non può parlarsi di modifica “in melius” (ulteriore condizione posta dalla delibera Cicr) rispetto a una clausola in precedenza nulla». L’applicazione di una clausola prima nulla necessita una rinegoziazione tra le parti; senza rinegoziazione rimane nulla e non produce effetti.

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