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Anatocismo, chi ha avuto ha avuto

di Simona D'Alessio e Antonio Ciccia

Anatocismo condonato, ma solo in (gran) parte. Il decreto Milleproroghe, nell'ultima versione frutto della ripulitura successiva ai rilievi del presidente Napolitano, messa a punto ieri, consente almeno a quei correntisti, che avessero già avuto dalle banche in restituzione di quanto pagato per interessi anatocistici, di conservare quanto hanno avuto e di non doverlo restituire. L'articolo 2 quinquies, comma 9, del decreto 225/2010, nella formulazione originaria, ha prescritto che «in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'articolo 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa». In sostanza è stato ristretto il termine di prescrizione per il correntista che vuole fare causa per ottenere la restituzione degli interessi anatocistici: il termine è sempre di dieci anni, ma si conta a partire dall'addebito in conto degli interessi (versione decreto Milleproroghe) e non più dalla successiva chiusura del conto (tesi della cassazione). La norma introdotta, in quanto interpretativa, è retroattiva e si applica anche ai giudizi in corso, con la conseguenza che molti correntisti perderanno le cause e non avranno nulla. Con l'emendamento di ieri si aggiunge la seguente frase: in ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge. E una nota spiega che la prescrizione dei diritti nascenti nel caso di anatocismo non comporta la restituzione di importi già versati. Quindi se le banche hanno già versato somme al correntista che ha contestato l'anatocismo dopo che è scaduto il termine di prescrizione (da calcolarsi con il nuovo metodo filo-banche imposto dal Milleproroghe) per lo meno quel correntista non dovrà restituire soldi alle banche. In sostanza il correntista che ha già avuto la restituzione non è obbligato a ridarli alla banca per effetto della sopravvenuta disposizione sulla prescrizione, mentre chi non ha avuto nulla, se il suo diritto è prescritto in base alla nuova norma del Milleproroghe, non otterrà nulla.

Ma l'intervento non riguarda solo la norma sull'anatocismo. Nel passaggio alla Camera, spariscono, infatti, dal provvedimento alcune misure, sospettate di essere anticostituzionali o non in linea con lo spirito del Milleproroghe. Non ci sarà l'aumento del numero dei consiglieri e degli assessori nei comuni con oltre 100mila abitanti, norma che aveva sollevato polemiche perché considerata ad hoc per risolvere la situazione agitata del Campidoglio, dove il sindaco Gianni Alemanno ha fatto recentemente un rimpasto, dopo lo scandalo delle assunzioni facili nelle municipalizzate. Sempre nella Capitale, non verranno modificate le disposizioni sulle costruzioni acquisite al patrimonio cittadino e soggette ad esproprio; un restyling riguarda anche gli emendamenti sulla Consob, poiché se a Palazzo Madama era saltato lo spostamento della sede della commissione nazionale per la società e la borsa da Roma a Milano, adesso viene meno l'annunciata riorganizzazione del personale a partire dal 1° luglio. Novità interessanti in campo editoriale sui cosiddetti incroci stampa-tv: rimarranno in vigore, infatti, le regole che stabiliscono che chi ha più di una rete televisiva non può comprare un quotidiano; viene, così, meno l'ipotesi di sostituire tali norme con un meccanismo per calcolare i ricavi del sistema integrato delle comunicazioni, oppure i ricavi del settore delle comunicazioni elettroniche (i senatori del Pd avevano contestato aspramente la misura, sostenendo che si sarebbe aperta la strada all'acquisto del Corriere della Sera da parte di Mediaset, ndr). Dal testo esce anche il previsto congelamento al 31 agosto 2012 delle graduatorie provinciali del personale della scuola; a promuovere l'intervento era stata la Lega Nord, ignorando una sentenza della Corte costituzionale, e prevedendo un vincolo territoriale per ottenere le supplenze. Al vertice dell'autorità per la vigilanza sui contratti pubblici dei lavori non ci saranno novità, perché è stata bloccata la possibilità di estendere al presidente dell'organismo di controllo la durata in carica per sette anni, senza la possibilità di conferma, che vale invece per gli altri componenti dell'autorità. Agli operatori economici che hanno subito danneggiamenti dalle recenti eruzioni vulcaniche dell'Etna, nella Sicilia orientale, viene negata la possibilità di ottenere, attraverso il decreto, una proroga delle concessioni-contratto che avevano avuto in precedenza. Infine, sull'attività di salvamento acquatico, è caduta sotto la tagliola ieri anche la decisione di emanare un nuovo regolamento per disciplinare la formazione di chi opera in questo settore.



 

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