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Analisi Deficit & debito? L’Europa è sempre più lontana

Il ciclo delle riforme avviate dal governo Renzi ci sta avvicinando all’Europa oppure no? La politica sta riuscendo nel compito di utilizzare al massimo le condizioni macro-economiche favorevoli di oggi per risanare l’economia e le malattie d’un tempo? 
Per rispondere a queste due domande, abbastanza cruciali nell’anno di grazia 2015, l’Istituto Bruno Leoni ha deciso di creare un Superindice economico che possa servire via via a monitorare la distanza tra l’Italia e la media dei Paesi Ue e, ancora, tra l’Italia e la media dei membri dell’Eurozona.
Spiega l’economista Nicola Rossi che ha messo a punto, con la collaborazione di Paolo Belardinelli, il meccanismo: «Il nostro intento è di rendere a Cesare quel che gli spetta ovvero distinguere i meriti e le responsabilità del governo. E la maniera più diretta e comprensibile per farlo è quella di misurare la distanza tra noi e i partner europei. In teoria se noi avessimo fatto tutte le riforme necessarie questa distanza avrebbe dovuto essere colmata da tempo. Non è così e i risultati dei nostro calcoli ci dicono che non ci sono i segni evidenti di un’inversione di tendenza».
Ma facciamo un passo indietro e vediamo come si è arrivati a confezionare il Superindice. «Fa riferimento esclusivo alla dimensione macroeconomica e in particolare ad aspetti essenziali che sono presumibilmente influenzati dalle riforme strutturali» spiega Rossi.
Composizione
A comporre il Superindice concorrono quindi il tasso di crescita del Pil in termini reali, il tasso di disoccupazione e di due indicatori dello stato delle finanze pubbliche cui fanno esplicito riferimento le regole fiscali europee ovvero il rapporto tra deficit e Pil e il rapporto tra debito e Pil. Chiude il cerchio il rapporto tra bilancia dei conti correnti e Pil. «In definitiva abbiamo seguito una procedura statistica che porta a condensare le diverse dimensioni in un solo numero, come misura sintetica e di facile computo, costruita a partire da dati ufficiali». Se l’Italia fosse la fotocopia della media della Ue o dell’Eurozona il Superindice avrebbe valore zero. Il numero che misura la distanza Italia-media Eurozona è nel 2015 pari a 0,699 e quello che traccia la distanza Italia-Ue è 1,018. Più dei valori assoluti merito attenzione l’andamento del Superindice.
Confronti
Nei due grafici riportati in alto nella pagina si può vedere l’oscillazione di questo indicatore: nel 2003 la differenza Italia-Eurozona era scesa a 0,396 e nel 2008 a 0,441, la distanza Italia-Ue nel 2002 era arrivata al minimo di 0,347 per poi risalire. In sostanza a fronte di anni virtuosi in cui le policy adottate a Roma ci avevano avvicinato a Bruxelles e Francoforte abbiamo, invece, periodi più lunghi in cui ci siamo fatti trascinare in direzione opposta. «Il che vuol dire – commenta Rossi – che al ritmo sperimentato nell’ultimo quindicennio ci vorrebbero decine d’anni per vedere l’Italia attestarsi sui livello medi dell’Eurozona. E non è detto che l’Eurozona possa aspettare».
Se dall’analisi di medio periodo passiamo a quella di breve i motivi di preoccupazione aumentano. Prendendo infatti la linea di tendenza per il 2015 e 2016 disegnata sulla base dei dati ufficiali Ue non si notano significative inversioni di tendenza (anzi il Superindice ci segnala un netto peggioramento del 2015 sull’anno prima) e ciò nonostante il ciclo di riforme approvate e/o implementate dal governo Renzi. «Perché la distanza aumenta? La prima risposta è che l’impatto delle riforme può essere differito nel tempo e quindi oltre il 2016. La seconda, più negativa, ci porta a dire che non si sono fatte le riforme giuste o le più urgenti. Ad esempio si potrebbe sostenere che la priorità numero uno andava assegnata alla riforma della pubblica amministrazione e all’interno di essa alla revisione dei meccanismi di spesa».
Su questo terreno il governo ha fatto poco e niente e ha privilegiato quelle che chiama «piccole e inutili operazioni di sostegno della domanda interna» come gli 80 euro. Il rischio a questo punto è che un’azione incoerente della politica vanifichi le condizioni macro-economiche di contesto largamente favorevoli (azioni Bce, prezzo petrolio e svalutazione dell’euro). Sotto questo profilo, il Documento di Economia e Finanza, secondo l’Istituto Leoni, sembra rinviare al 2017 molti impegni e non utilizzare il contesto favorevole per realizzare l’aggiustamento. «Ho letto che il consigliere economico di palazzo Chigi, Tommaso Nannicini, sostiene che il +0,3 del primo trimestre 2015 del Pil è uguale per Italia e per la Ue e quindi abbiamo ripreso l’Europa. In realtà i due numeri non si possono comparare – sottolinea Rossi – bisogna invece allungare lo spettro di analisi e prendere in esame i tassi di crescita tendenziali sull’anno. Così si vede che la nostra crescita è stata in questo arco di tempo pari allo zero e l’Europa invece ha fatto segnare +1». E il Superindice lo sottolinea.
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