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Anagrafe, dati fiscali pazzi

Dati pazzi nell’anagrafe tributaria. La banca dati dell’Agenzia delle entrate non ha informazioni di qualità ma contenuti grezzi e pieni di errori, anche macroscopici, importi inferiori alle soglie da censire per legge, dati non aggiornati per la selezione dei contribuenti ai fini del redditometro, partite Iva con errori relativo al decesso del titolare che al contrario godeva di ottima salute. A fare una disamina senza sconti è il garante della privacy, Antonello Soro, che in una lettera inviata sia a Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle entrate, sia al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha presentato una lunga lista di errori e inesattezze. Lettera che ha provocato la replica dell’Agenzia delle entrate in una nota congiunta con la commissione di vigilanza dell’anagrafe tributaria. Una nota in cui controllato (Agenzia delle entrate) e controllore (commissione di vigilanza) precisano insieme che alcune delle criticità evidenziate «sono state già risolte dall’Agenzia attraverso l’adozione di misure correttive introdotte seguendo una valutazione di priorità». Immediata la controreplica del garante per la protezione dei dati personali: «Sorprendono le dichiarazioni secondo le quali tali criticità sarebbero già state risolte dall’Agenzia attraverso l’adozione di misure correttive. Ed invero, dai primi riscontri che abbiamo ricevuto l’Agenzia, senza aver messo in alcun modo in discussione i rilievi che sono stati formulati dalla nostra autorità ha manifestato la volontà di provvedere in futuro alla rimozione degli stessi».

Dati grezzi e non corretti. In particolare, sulla qualità del dato presente in anagrafe tributaria, dalle verifiche effettuate dagli esperti privacy sull’applicativo dello speso metro, è emerso che sono presenti importi inferiori a quelli soggetti all’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle entrate. Importi che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sono di gran lunga inferiori ai 3.600 euro previsti. Importi addirittura inferiori ai 10 euro e questo di fronte anche alle novità introdotte in materia di fatturazione elettronica.

Non solo. Inesattezze sono state riscontrate anche sul redditometro. Errori che, dall’autorità sulla privacy non esitano a definire, macroscopici nei numeri riportati nell’applicativo che censisce gli importi milionari, facilmente riconducibili a errori di comunicazione da parte dei soggetti obbligati e correggibili nel corso del procedimento amministrativo.

Dati pazzi anche nella gestione delle partite Iva. Il garante riporta il caso, con un determinato applicativo, di alcune partite Iva a cui veniva attribuito il profilo di rischio altissimo in considerazione del fatto che il soggetto richiedente risultava deceduto. Da verifica successiva è emerso che in alcuni casi, secondo i dati di un secondo applicativo, il soggetto era vivo e vegeto.

Saldi Isee senza riscontri. Altro fronte caldo è l’archivio dei rapporti finanziari. Gli accessi, evidenziano dall’Authority, sono in procinto di essere estesi anche ai dati contabili, i cosiddetti saldi, ma allo stato non risulta ancora essere stata avviata la prescritta verifica preliminare a cui gli accessi a tale banca dati sono subordinati.

Alert vulnerabili. Il Garante punta poi il dito sul meccanismo degli alert, per quanto riguarda il sistema di controllo degli accessi. Un allarme già evidenziato ad ottobre 2015 (si veda ItaliaOggi del 22/10/2015) per cui il Garante aveva invitato l’Agenzia al confronto con i comuni titolari dei punti di accesso alle banche dati informative. Con il risultato, si evince dalla missiva recapitata al ministero dell’economia, che gli accertamenti attivati non hanno portato a risultati significativi.

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