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Anagrafe, «chiavi» solo alle Entrate

I dati finanziari inviati dagli intermediari all’agenzia delle Entrate e gestiti in una sezione dell’anagrafe tributaria possono essere utilizzati anche allo scopo di semplificare le procedure di richiesta dei cittadini delle prestazioni sociali agevolate per quanto riguarda la determinazione dell’indice di capacità economica del richiedente (Isee). Questa possibilità di utilizzo è prevista dall’articolo 11 del Dl 201/2011 (come modificato dal Dl 95/2012), non brilla per chiarezza e pone in evidenza la criticità che i dati possano essere accessibili anche al di fuori dell’agenzia delle Entrate. Lo schema di Dpcm che regolamenta l’Isee è stato per ora bloccato e toccherà al prossimo Governo decidere se disciplinare o meno la materia.
Tuttavia, l’articolo 11, comma 4 del Dl 201/2011 prevede che le informazioni che saranno acquisite dagli intermediari finanziari possono essere utilizzate ai fini della semplificazione degli adempimenti dei cittadini in merito alla compilazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) disciplinata all’articolo 4 del decreto legislativo 109/1998, nonché in sede di controllo sulla veridicità dei dati dichiarati nella medesima dichiarazione. La doppia funzione che l’utilizzo dei dati può realizzare ai fini delle procedure di determinazione dell’Isee lascia intendere che il cittadino potrebbe essere esonerato dal dichiarare dati ovvero che i suoi obblighi potrebbero essere ridotti in relazione alle dichiarazioni relative ai beni mobiliari, in quanto l’Inps erogatore potrebbe comunque accedere alle informazioni presso l’anagrafe tributaria. Inoltre, se il cittadino deve, comunque compilare la Dsu in relazione ai dati finanziari gli uffici potranno utilizzare le informazioni per controllare la veridicità delle informazioni dichiarate dal soggetto richiedente.
A dire il vero, proprio in base al decreto 109/1998, l’articolo 4 che disciplina le procedure di determinazione dell’Isee da parte dell’Inps stabilisce che il cittadino trasmette la dichiarazione unica all’ente erogatore della prestazione sociale agevolata e che l’ente, tramite l’Inps, sulla base dei dati autodichiarati dal cittadino determina il relativo Isee. Gli esiti di determinazione dell’Isee sono trasmessi all’Agenzia che attraverso, controlli automatici, individua l’esistenza di omissioni, ovvero di difformità rispetto ai dati contenuti nell’anagrafe tributaria.
Inoltre, il comma 9 dell’articolo 4 stabilisce che ai fini dei controlli relativi al patrimonio mobiliare l’agenzia delle Entrate può formulare richieste agli intermediari finanziari. Ovviamente questo ultimo passaggio, sulla base della nuova normativa potrebbe essere superato. Quello che, però risulta importante che il decreto non consente mai all’Inps (e meno che mai all’ente erogatore delle rpestazioni) di accedere direttamente alle informazioni finanziarie contenute nell’anagrafe tributaria dovendo sempre e comunque passare dalle Entrate.
Se questo è l’assetto normativo vigente, bisogna segnalare che nello schema di decreto di attuazione della riforma 2011 dell’Isee troviamo che le informazioni non contenute nella Dsu presentata dal cittadino, rilevanti ai fini del calcolo Isee e presenti nell’anagrafe tributaria sono trasmesse dall’agenzia delle Entrate all’Inps. Questa affermazione potrebbe consentire all’Inps di acquisire i dati anche di natura mobiliare. Questa regola che, aprirebbe, di fatto, l’anagrafe dei rapporti all’ente previdenziale sembra trovare esclusione nel comma successivo in cui la disposizione prevede un potere di controllo dei dati autocertificati da parte dell’agenzia delle Entrate con inclusione anche dei dati non dichiarati per quanto riguarda le componenti mobiliari.

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