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Ana Botín lascia il cda Generali

di Riccardo Sabatini

Novità nella corporate governance del Leone. Francesco Gaetano Caltagirone è vice presidente vicario delle Generali. È quanto emerge dal nuovo documento redatto dalla compagnia triestina dopo il complesso lavoro di riorganizzazione dei poteri all'interno del gruppo assicurativo, frutto di un approfondimento durato mesi. Sul ruolo di Caltagirone, il documento precisa che in caso di più vice presidenti la sostituzione del presidente «in tutte le sue attribuzioni», e «in caso di assenza o impedimento», compete al vice presidente più anziano di età. Con l'imprenditore romano sono vice presidenti del Leone anche l'ad di Mediobanca Alberto Nagel e Vincent Bolloré, capofila dei soci francesi nell'istituto di Piazzetta Cuccia. Caltagirone, con i suoi 68 anni, risulta appunto essere è il più anziano dei tre.

Intanto però il consiglio di amministrazione delle Generali perde un altro pezzo. Dopo le polemiche dimissioni di Leonardo del Vecchio, un mese fa, ieri è stata la volta di Ana Patricia Botin, 51 anni, ad annunciare l'abbandono dell'incarico ricevuto meno di un anno fa. Erede di una delle famiglie più influenti di Spagna, amministratrice del Banco Santander di cui il padre è stato il fondatore, la Botin era entrata nel 2004 nel board del Leone su proposta dell'allora presidente Antoine Bernheim. Una nota diffusa dalla compagnia triestina spiega la scelta «in ragione dell'assunzione di nuovi incarichi nell'ambito del gruppo Santander, che hanno accresciuto le sue difficoltà, già preesistenti, ad assolvere appieno ai doveri inerenti alla carica di Amministratore di Generali».

In effetti la Botín nei mesi scorsi ha assunto le redini del gruppo creditizio spagnolo in Gran Bratagna. Assorbita dai nuovi compiti nell'ultimo anno ha diradato parecchio le sue presenze a Trieste (secondo la relazione annuale sulla corporate governance, divenuta pubblica proprio ieri, la sua percentuale di presenze in cda è stata del 29%). Nel frattempo la quota delle Generali nel Santander si è ridotta nel corso degli anni fino allo 0,7% attuale. E se Bernheim è rimasto nel board della banca formalmente in rappresentanza del Leone non vanno dimenticati i suoi pluridecennali rapporti di amicizia con i Botín. Il comunicato ufficiale non ne fa ovviamente cenno ma nelle dimissioni potrebbe aver pesato anche una certa estraneità nell'assistere alle turbolenze che nell'ultimo periodo si sono manifestate al vertice del Leone. Non è infine chiaro, in considerazione dell'imminenza dell'assemblea, se e con quali procedure la Botín verrà sostituita in consiglio.

Per tornare alla relazione sulla corporate governance ieri è stato alzato il sipario sul complesso lavoro di riorganizzazione dei poteri all'interno del gruppo assicurativo. Ciò che, nelle scorse settimane, non ha tuttavia evitato l'emergere di divisioni al vertice della compagnia per superare le quali è stato convocato per domani un consiglio di amministrazione straordinario(vedi articolo nella stessa pagina).

Il nuovo organigramma del Leone era già stato reso noto nei mesi scorsi. Però dalla lettura del documento emergono alcune novità. In merito ai poteri di governance, tra le prerogative del cda è precisato nel documento che tutte le operazioni di investimento e disinvestimento superiori al 2% della capitalizzazione del gruppo (una percentuale che attualmente equivale 480 milioni) rientrano tra le sue prerogative inalienabili, come anche le emissioni di strumenti finanziari per un controvalore di almeno 500 milioni e la concessione di finanziamenti per lo stessi importo ed anche le "operazioni indusuali" di valore superiore ai 100 milioni. Particolarmente dettagliate sono le deleghe assegnate al group ceo Giovanni Perissinotto (occupano 4 pagine della relazione) in materia assicurativa e riassicurativa, di gestione delle risorse umane, in tema di partecipazioni rilevante, di spesa, sulla gestione immobiliare. Anche in ordine alle controversie legali che coinvolgano la compagnia. In tema di partecipazioni rilevanti, tra l'altro, spetterà a Perissinotto «conferire istruzioni di voto per le assemblee delle società controllate e di quelle partecipate. Il ruolo di amministratore esecutivo di gruppo «implica – spiega la relazione – il potere di quest'ultimo di esprimere la decisione finale circa le operazioni che possano avere un impatto rilevante sulla compagnia e sul gruppo». Anche le deleghe assegnate all'altro amministratore Sergio Balbinot lo scorso anno nel Cda di insediamento – riguardano la gestione degli affari assicurativi all'estero, la riassicurazione e la responsabilità delle attività tecniche ed attuariali – risultano in qualche misura subordinate alla "regia" del group ceo. Al riguardo la relazione sollecita comunique i due Ad a «concordare, ove opportuno, criteri di rilevanza e opportuni modi di coordinamento».

C'è infine una curiosità che emerge sul capitolo delle politiche retributive dei manager. Qualora Geronzi non venisse riconfermato al termine del suo primo mandato è previsto per lui il riconoscimento di un'indennità pari a due annualità del compenso annuo lordo. Fatti i conti sarebbe un benservito da 5 milioni di euro.

 

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