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Ana Botin al vertice del Santander

«Il Banco Santader comunica con dispiacere la morte del suo presidente Emilio Botin». La notizia della morte per infarto del banchiere più potente di Spagna si è diffusa ieri mattina attraverso un breve comunicato alla Cnmv, la Consob spagnola. Che la salute dei top manager sia spesso una notizia price sensitive, non è una novità. La scomparsa di Botin, tuttavia, è riuscita a spiazzare il mondo finanziario iberico; non tanto per l’età del protagonista (79 anni), quanto perché la sua scomparsa ha costretto il Santander ad accelerare un passaggio di consegne che ancora doveva essere messo a punto.
Non è un caso che il titolo, sui vari mercati in cui è quotato, abbia perso quota durante il giorno, in attesa di notizia definitive sulla successione (chiudendo a -0,65% a Madrid, -0,81% a Londra, con cali anche in Sud America). Nel tardo pomeriggio si è saputo che la prescelta è la figlia di Emilio, Ana Patricia Botin, da anni candidata al ruolo di presidente, ma fino a poco tempo fa osteggiata dagli istituzionali, favorevoli a un manager esterno alla famiglia.
Tuttavia, nonostante una partecipazione inferiore all’1% del capitale, i Botin – arrivati con Ana Patricia alla quarta generazione di banchieri – continuano ad essere la “famiglia reale” del settore finanziario spagnolo. Emilio, che aveva ereditato il Santander da suo padre, ha trasformato a colpi di acquisizioni un istituto regionale nel gruppo bancario più capitalizzato della zona euro. Alla figlia, che ha accumulato esperienza come presidente della controllata Banesto e poi come responsabile delle attività inglesi del gruppo, toccherà ora gestire un banca globale, con forti interessi in Sud America. Confermando una redditività che, nonostante la crisi, è stata negli ultimi anni una delle più alte dell’Ibex 35.

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