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Ammortizzatori moltiplicati dalla crisi

di Alessandro Rota Porta


Nella "fase 2", pianificata dal governo Monti per realizzare le riforme necessarie a rilanciare lo sviluppo del Paese, spicca quella del mercato del lavoro: materia oggetto di un acceso dibattito soprattutto per quanto concerne le regole sui licenziamenti e il restyling del sistema degli ammortizzatori sociali.

I motivi dell'urgenza

La riorganizzazione del quadro attuale è urgente sia per adeguare gli ammortizzatori alla tutela dei soggetti più a rischio di uscita dal mercato del lavoro sia per arrivare a un sistema normativo coordinato e lineare: infatti, il risultato delle diverse disposizioni che si sono susseguite nella fase di emergenza ha dato vita a un puzzle di misure spot nate come "ponte" per uscire dalla crisi. Ma ormai servono strumenti consolidati, dall'utilizzo snello e veloce nonché coordinati tra loro. In questo contesto, per esempio, le misure in deroga fanno riferimento a disposizioni frammentate a seconda delle singole regioni e degli specifici accordi quadro, e le proroghe dell'ultimo minuto non giovano né alle imprese né ai lavoratori coinvolti.

Il quadro attuale

Qual è oggi lo stato dell'arte di questi strumenti? La risposta aiuta a comprendere qual è il punto di partenza dell'attesa riforma. Per fare chiarezza si può distinguere tra gli ammortizzatori "tradizionali" e gli altri di recente emanazione; questi ultimi vanno a loro volta distinti tra quelli utilizzabili in costanza di rapporto di lavoro e, viceversa, quelli che spettano soltanto a seguito della cessazione del rapporto (destinatari, importi e durata delle misure sono sintetizzati nello schema a fianco).

Nell'ultimo triennio si è assistito a una vera e propria proliferazione di misure anti-crisi: accanto al consolidato istituto del l'indennità di disoccupazione in tutte le sue diverse tipologie (ordinaria non agricola, con requisiti ridotti, trattamento speciale per l'edilizia, agricola), la contrazione economica ha portato nel 2008 all'introduzione di nuovi "paracaduti" per fronteggiare la perdita di salario dei lavoratori coinvolti da sospensioni o riduzioni dell'attività lavorativa (Dl n. 185/2008 convertito nella legge n. 2/2009). Le linee guida seguite dal legislatore si sono mosse in due direzioni: dare copertura a una platea sempre più ampia di soggetti, anche se privi dei requisiti di accesso alle indennità richiesti in precedenza, e garantire l'utilizzo degli ammortizzatori ai datori di lavoro normalmente esclusi dal campo di applicazione.

Ammortizzatori in deroga

In questo contesto, gli ammortizzatori sociali sono stati estesi – attraverso la concessione di trattamenti di cassa integrazione guadagni e di disoccupazione speciale in deroga alla normativa vigente – a favore pressoché di tutti i lavoratori dipendenti (compresi apprendisti, lavoratori con contratto a termine, somministrati eccetera) e delle imprese escluse dal campo di applicazione di Cigo o Cigs (ad esempio le aziende artigiane e gli studi professionali) ovvero in caso di esaurimento degli stessi. Questi sussidi, insieme all'aumento delle indennità nel caso di ricorso ai contratti di solidarietà e alla possibilità di iscrizione alle liste di mobilità per quei lavoratori destinatari di licenziamento per giustificato motivo oggettivo da parte di aziende con meno di 15 dipendenti, sono stati prorogati dalla legge di stabilità 2012 a tutto l'anno in corso.

Mobilità e «una tantum»

Il Dl 185/2008 aveva anche introdotto l'indennità di mobilità in deroga per i lavoratori prima esclusi, misura che è stata sostituita da uno strumento dai profili autorizzatori più complessi per effetto della legge n. 111/2011. Allo stesso modo anche i collaboratori coordinati e continuativi hanno trovato un sostegno nell'erogazione di un'indennità «una tantum» estesa fino al 31 dicembre 2012 dal decreto Milleproroghe (Dl n. 216/2011).

I tentativi di restyling

La revisione degli ammortizzatori sociali è invocata da anni: limitandoci ai provvedimenti più recenti, già il protocollo Welfare del 2007 (legge n. 247) aveva delegato il Governo a riordinare gli istituti a sostegno del reddito entro il 2009. La delega è caduta nel vuoto per essere poi ripresa dal collegato lavoro (legge n. 183/2010): ora il termine imposto da questa norma dovrebbe essere rispettato grazie all'accelerazione contenuta nel comma 30 dell'articolo 24 del decreto salva-Italia (Dl n. 201/2011 convertito in legge n. 214/2011).

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