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Ammortizzatori, lo scoglio della mobilità

di Roberto Bagnoli

ROMA — La riforma del mercato del lavoro comincia ad assumere una fisionomia più precisa in attesa del round finale che ci sarà — ha comunicato ieri il ministro del Welfare Elsa Fornero — «entro il 21-23 marzo», un po' in anticipo rispetto alla data prevista di fine mese. Anche se imprese e sindacati ieri hanno sostanzialmente rinviato al mittente parte del pacchetto. Dal 2015 gli attuali ammortizzatori sociali saranno sostituiti con una «assicurazione sociale per l'impiego» sul modello tedesco con una aliquota contributiva dell'1,3% solo a carico dell'azienda mentre in Germania paga anche il lavoratore. E sarà in grado di sostenere i disoccupati con un assegno mensile di circa 1.119 euro per un anno. La cassa integrazione straordinaria (Cigs) «rimane ma non viene più concessa nel caso di cessazione dell'azienda».
Altri snodi affrontati nel sesto incontro tra governo e parti sociali sono stati quelli riguardanti la flessibilità in entrata per favorire la stabilità dei giovani: per la Fornero «i contratti a tempo determinato dovranno costare un po' di più» mentre quello di riferimento sarà l'apprendistato. Il ministro ha detto che le risorse per i nuovi ammortizzatori non saranno prelevate dai fondi di spesa sociale «ma da altri capitoli» che il ministero dell'Economia si è impegnato a trovare anche se non è stato in grado ancora di dire quali.
Il tema articolo 18 non è stato affrontato: se ne parlerà da lunedì e comunque entro settimana prossima quando — secondo le intenzioni del governo — questa delicata partita si chiuderà e verrà commentata al forum Ambrosetti di Cernobbio di venerdì e sabato. Lunedì l'incontro si farà nella sala Verde di Palazzo Chigi e questa volta ci sarà anche il premier Mario Monti. Da domani toccherà agli sherpa proseguire nel dettaglio il lavoro di riforma. L'obiettivo di tutta questa nuova «casa» per i lavoratori italiani è quello di «ridurre i livelli di disoccupazione del Paese per portarli al 4-5% strutturale», dice Fornero.
I primi commenti a caldo, dopo oltre tre ore e mezzo di colloqui, non sono stati proprio entusiastici. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha affermato che «il modello proposto non convince, una accelerazione sbagliata» mentre per il leader della Cisl Raffaele Bonanni «se non si modifica l'abolizione della mobilità si andrà verso una ecatombe sociale». Il segretario della Cgil Susanna Camusso è molto negativa: «Un passo indietro, l'accelerazione della riforma degli ammortizzatori si traduce nel breve periodo in una riduzione della copertura e nessun vantaggio sulla prestazione economica».
Sullo sfondo continua la polemica tutta interna al Partito democratico con il segretario Pierluigi Bersani deciso a difendere le ragioni dell'articolo 18 e Francesco Boccia che invita a un riformismo più coraggioso visto che «quella norma è nata oltre 40 anni fa». Bersani comunque non si tira indietro. Per l'articolo 18 concede di essere disponibile solo a una «manutenzione, vorrei che il governo lo capisse bene perché siamo in un periodo di pesante recessione». Sprezzante il commento della Lega Nord. «Ho sentito che sarebbero stati trovati 2 miliardi per gli ammortizzatori sociali — ha commentato l'ex ministro degli Interni Roberto Maroni — se è così non è il massimo, mi sembra una partita di giro tra poveracci».
 

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