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Ammortizzatori, è già allarme 2013

Il boom di richieste di cassa integrazione da parte delle aziende registrato per il mese di gennaio (+61,6% rispetto al gennaio 2011) accende l’ennesimo campanello di allarme su una voce di spesa su cui il nuovo Governo dovrà concentrare le primissime attenzioni. Una volta chiusa la coda dei finanziamenti 2012 sulla Cig e la mobilità in deroga (si veda altro articolo in pagina con le posizioni dei sindacati) la verifica sulla capienza delle risorse messe in campo è fissata in aprile. In quel mese si deciderà se stanziare i 246 milioni già prenotati sui Fondi interprofessionali e aggiungerli al miliardo e 600 milioni stanziati con la legge di Stabilità per rifinanziare la Cig e la mobilità in deroga.
La preoccupazione dei sindacati e del modo delle imprese è massima perché molte scadenze di cassa ordinaria o straordinaria (36 mesi massimi in cinque anni) stanno scattando. E questo provocherà il passaggio di molti lavoratori agli ammortizzatori in deroga. Quel miliardo e 600 milioni ha dunque un’elevata probabilità di rivelarsi insufficiente. E il suo rifinanziamento in corso d’anno, l’anno del debutto dell’Aspi, l’assicurazione sociale per l’impiego che da sola costerà 2 miliardi in più rispetto alla vecchia indennità di disoccupazione, rischia di rivelarsi complicato. Anche perché, come dimostra l’andamento della spesa per contributi figurativi legata a tutti gli ammortizzatori sociali (in deroga e no), se il 2013 si chiudesse in linea con il 2012, quindi con nessun peggioramento del mercato del lavoro, a carico della fiscalità generale c’è anche da prevedere la metà della spesa complessiva per ammortizzatori sociali, che sono coperti dai contributi obbligatori di imprese e lavoratori solo per il 45-50 per cento. Si tratterebbe di oltre 10 miliardi di spesa obbligata da immaginare fin d’ora a consuntivo.
Maggiori risorse da reperire, dunque, anche per far fronte a un’altra serie di emergenze. È il caso degli esodati: si prospetta l’ampliamento della platea dei salvaguardati dal blocco disposto con la legge Fornero, fino a un totale secondo alcune stime di 290mila soggetti. Occorrerà ricalibrare le coperture già per il 2013, rispetto a un ammontare complessivo di spesa che risulta pari a 9,8 miliardi (nel periodo 2013-2020). Una cifra “tarata” sulla precedente stima di 130mila soggetti. Nella legge di stabilità è prevista come eventuale clausola di salvaguardia il blocco della rivalutazione per le pensioni più elevate a partire dal 2014. Basterà?
L’altra spesa sicuramente da finanziare riguarda le missioni militari internazionali: la copertura disposta con il decreto legge approvato in via definitiva dalla Camera il 22 gennaio scorso (935,4 milioni) assicura lo stanziamento fino al prossimo 30 settembre. Ne consegue che andranno recuperare ulteriori risorse per circa 230 milioni. Il tutto senza considerare che, con un’opportuna «due diligence» il nuovo Governo dovrà rapidamente fare il punto sullo stato di attuazione delle tre manovre del 2011, cui è affidato l’onere di operare una correzione a regime (2014) di 81,3 miliardi.
Diverse incognite pesano dunque, sul fronte dei conti pubblici, anche al di là dell’eventualità di una manovra bis necessaria per ricondurre il deficit nel solco tracciato in direzione del pareggio di bilancio. Di certo, con una tale mole di spese che si renderà necessario finanziare già nell’anno in corso, si confermerà esercizio complesso onorare le promesse elettorali sul taglio delle tasse già dal 2013.

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