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Ammortizzatori, 400 milioni ma in due anni

Dote extra da 400 milioni alla riforma degli ammortizzatori sociali, ma spacchettata in duecento milioni l’anno. Dimezzato a 75 milioni di euro il taglio ai patronati e circa 120 milioni in arrivo per sostenere il made in italy. Soltanto 12 milioni alla “nuova Sabatini”, ma necessari per consentire l’erogazione dei finanziamenti bancari per l’acquisto dei macchinari anche dopo il 2016. Sono solo alcuni degli interventi di modifica definiti ieri dallo stesso Premier, Matteo Renzi, in un incontro convocato a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il relatore alla stabilità Mauro Guerra (Pd) e il relatore al Bilancio Paolo Tancredi, il viceministro Enrico Morando e il sottosegretario Pier Paolo Baretta per scioglier i nodi politici ed economici e definire il percorso della legge di stabilità in Parlamento.
Come si divide la manovra
La dote-extra per cambiare la manovra si attesta a 1,2 miliardi che, dopo le verifiche della Ragionieria, saranno finanziati per gran parte con riduzioni alla spesa corrente. Dalla riunione con Renzi è dunque emerso lo spacchettamento tra Camera e Senato dei possibili interventi di modifica. A Montecitorio la commissione Bilancio si concentrerà sull’Iva al 4% per gli e-book, su cui il Governo ha già depositato un emendamento, così come sulle procedure della società della difesa Servizi spa. Come promesso da Renzi la dote del fondo per l’assistenza ai malati di Sla sale a 400 milioni. I 150 milioni aggiuntivi arriveranno quasi certamente dal fondo per la famiglia. Lo stesso fondo dovrà gestire anche i 200 milioni già stanziati per gli asili nido, così da poter finalizzare meglio il fondo per gli affari sociali. Oltre al sostegno per chi esporta all’estero il «made in» e chi investe in nuovi macchinari, alla Camera potrebbe arrivare l’estensione dell’ecobonus al 65% anche alla posa in opera delle schermature solari.
L’accordo con i Comuni sarà il pacchetto forte dei lavori in Commissione, dove il nodo principale resta la destinazione del personale delle Province (in primis verso gli uffici giudiziari sotto-organico). Mentre già oggi potrebbe arrivare il via libera all’ampliamento del bonus bebè per i minori in povertà assoluta come annunciato dal viceministro Morando. Restano da definire le modalità (riduzione dell’Isee da 90mila a 60mila e il finanziamento che potrebbe arrivare sempre dalla dote residua del fondo per la famiglia) su cui il Governo avrebbe rimesso la definizione alla maggioranza.
Il taglio da 150 milioni ai patronati sarà dimezzato ma con l’impegno di arrivare a una sorta di certificazione di qualità sull’attività svolta. Una mini dote da circa 40 milioni sarà rimessa per le “esigenze” di copertura degli emendamenti parlamentari mentre una prima posta da 60 milioni sarà destinata a rimpinguare il fondo da 140 milioni per affrontare in prima battuta le emergenze, nella consapevolezza che non potrà bastare. Restano poi i ritocchi al bonus ricerca e altri interventi di maquillage sulla spending review dei ministeri (c’è la fila per renderla sostenibile).
L’esame al Senato
Terminato l’esame alla Camera per la fine di novembre (il 27 resta l’obiettivo dell’approdo in Aula) la manovra si sposterà a Palazzo Madama dove il Governo conta di affrontare gli altri nodi forse più delicati, che vanno dalla riduzione del prelievo sui fondi pensione, all’introduzione dal 2015 della local tax, al canone Rai con a seguire le emittenti locali. C’è poi da trovare la quadra sui tagli alle Regioni dove tutto ruoterà sul patto della salute, nonché sugli autonomi e il nuovo regime agevolato per le partite Iva. Per ampliare l’accesso dei professionisti ora il Governo avrebbe virato su un aumento della soglia dei compensi dagli attuali 15mila euro a 20mila euro. A chiudere, e non sarà poco, al centro del dibattito finiranno le maggiori entrate attese dalla lotta all’evasione e dalla tassazione sui giochi.
I lavori di ieri
Terminata la riunione a Palazzo Chigi la Commissione Bilancio è tornata a votare sulle modifiche al bonus degli 80 euro e alla tassazione del Tfr in busta paga. Due temi blindati dal Governo e su cui ha respinto anche le stesse proposte di modifica presentate dalla minoranza Dem e in particolare da Stefano Fassina. In serata poi è stato bocciato anche un emendamento sulla cosiddetta “quota ’96” nella scuola, cioè i dipendenti trattenuti al lavoro dai requisiti previdenziali dalla riforma Fornero. Tema su cui Morando ha però dato la disponibilità a tornare con altri emendamenti.
Il Governo non ha avuto coraggio sull’estensione a regime della compensazione dei debiti fiscali con i crediti vantati dalle imprese con la Pa. La proposta del pentastellato Fantinati è stata accolta ma solo per il 2015. Via libera anche alla non cumulabilità del bonus degli 80 euro con il bonus per il rientro dei cervelli . Questi ultimi vedono salire da tre a quattro anni la durata dell’incentivo previsto (e cioè esenzione Irpef sul 90% dello stipendio) purché restino da noi per sette anni consecutivi anziché cinque. Sui buoni pasto l’esenzione fiscale potrebbe salire a 7 euro solo per i ticket elettronici. Tra gli emendamenti presentati dal Governo spicca anche quello che cancella l’esenzione dalle spese di notifica per gli atti e le conciliazioni fino a 1.033 euro. Il 50% dei fondi poste (prima era il 5%), con un emendamento di Tancredi (Ncd), potranno essere investiti in titoli Cdp assistiti dallo Stato.
Oggi le norme sui Comuni
In serata hanno preso forma anche i primi correttivi sugli enti locali. Si attenua il «fondo crediti» che blocca le risorse in virtù della riforma della contabilità, e arrivano sconti importanti anche per gli enti sperimentatori. In compenso torna a crescere il Patto di stabilità (comunque più che dimezzato rispetto a oggi) e si allungano fino a 30 anni i tempi per coprire gli extradeficit prodotti dalla pulitura dei bilanci. Confermata la copertura statale per gli interessi sui nuovi mutui, mentre si estende la possibilità di rinegoziazione (senza aiuto statale) sui finanziamenti già ristrutturati in passato. Trova conferme anche la proroga della possibilità di usare il 50% degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, con una norma non troppo in linea con l’impegno sulla tutela del territorio rilanciato in questi giorni.
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