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Ammortamento fino a 20 anni

L’ammortamento dei marchi e dell’avviamento durerà al massimo fino a 20 anni; gli oneri per l’addestramento e la qualificazione del personale aziendale potranno essere differiti qualora assimilabili a costi di start-up o sostenuti nell’ambito di processi di ristrutturazione o riconversione industriale o commerciale; si potrà capitalizzare il plusvalore sostenuto per l’acquisizione di aziende, anche quando non riconducibile a redditi futuri. Sono queste, in sintesi, le principali novità contenute nella versione definitiva del principio contabile n. 24, pubblicato ieri dall’Organismo italiano di contabilità ed applicabile ai bilanci chiusi a partire dal 31 dicembre 2014, dedicato alla rappresentazione delle immobilizzazioni immateriali nei bilanci redatti secondo le disposizioni civilistiche.

Ritorno al passato per la valutazione dell’avviamento. Nell’attesa dell’attuazione della nuova direttiva contabile europea, lo standard setter ripristina la possibilità di estendere il suo periodo d’ammortamento, tipicamente limitato ai cinque anni, fino ad un massimo di venti. L’ampliamento della vita utile deve però trovare giustificazione, con espressa menzione in nota integrativa, in condizioni specifiche e ricollegabili alla realtà e tipologia dell’impresa cui l’avviamento si riferisce (qualora, ad esempio, l’attività richiede lunghi periodi di tempo per essere portata a regime oppure si fondi su di una ciclo operativo di lungo periodo). Anche per la valutazione dei marchi viene ripristinata la possibilità, sempre in attesa di chiarimenti normativi, dell’ammortamento entro un periodo che non può eccedere i venti anni.

Novità anche in tema di costi d’impianto e ampliamento. Ci riferiamo, infatti, ai chiarimenti offerti in tema di oneri per l’addestramento e la qualificazione del personale aziendale. Si tratta, di norma, di oneri da addebitare a conto economico nell’esercizio in cui vengono sostenuti; la loro capitalizzazione viene dunque concessa soltanto se assimilabili ai costi di start-up (avviamento di una nuova società o di una nuova attività) oppure legati ad un processo di riconversione o ristrutturazione industriale o commerciale. Quest’ultimo deve però corrispondere, nella sostanza, a un investimento sugli attuali fattori produttivi, capace di determinare un profondo cambiamento nella struttura produttiva e commerciale aziendale, in grado di trovare copertura in futuri redditi (dimostrata da un piano economico-finanziario approvato dagli amministratori). Vietato, inoltre, il differimento dei costi straordinari sostenuti per la riduzione del personale, quali gli incentivi per l’esodo, gli oneri per la messa in mobilità o per rimuovere inefficienze produttive e commerciali, tanto perché legati all’eliminazione di fattori produttivi quanto poiché sostenuti in momenti della vita aziendale caratterizzati dall’aleatorietà delle stime sul loro possibile recupero.

Sarà possibile imputare ad avviamento anche la differenza positiva fra il prezzo sostenuto per l’acquisizione di un’azienda (o suo ramo) e il valore netto contabile di questa non direttamente riconducibile a flussi reddituali prospettici. La bozza posta in consultazione, in contrasto con la prassi vigente e quanto previsto dai principi contabili internazionali, prevedeva l’immediato addebito a conto economico anche del plusvalore giustificato dalla ricerca di sinergie o dall’eliminazione, ovviamente laddove rispettosa della disciplina antitrust, di un concorrente. Lo stralcio del maggior prezzo è ora necessario solo qualora sia riconducibile ad un cattivo affare. Viene precisato infine, con riferimento ai brevetti e ai diritti di sfruttamento di opere, marchi, licenze e concessioni, che eventuali corrispettivi aggiuntivi all’iniziale, determinati in funzione degli effettivi volumi della produzione o delle vendite, non sono iscrivibili fra le immobilizzazioni immateriali dovendosi addebitare direttamente a conto economico.

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