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Ammissione a passivo, c’è la tassa fissa

Nell’ambito di una procedura fallimentare, la sentenza di ammissione allo stato passivo non può essere tassata con l’imposta di registro proporzionale, anche in considerazione del principio di alternatività Iva-registro. Lo afferma la Ctp di Milano nella sentenza n. 6499/22/17. La curatela fallimentare proponeva ricorso contro un avviso di liquidazione emesso dall’Agenzia delle entrate, con cui veniva richiesto un pagamento a titolo di imposta di registro, applicata nella misura dell’1%, ai sensi dell’articolo 8 della Tariffa, parte 1, del dpr 131/86. Il comma 1, lettera c), del citato articolo prevede che siano tassati all’1% gli «atti dell’Autorità giudiziaria ordinaria e speciale in materia di controversie civili che definiscono, anche parzialmente, il giudizio, compresi i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti di aggiudicazione e quelli di assegnazione, anche in sede di scioglimento di comunioni, le sentenze che rendono efficaci nello Stato sentenze straniere e i provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali: c) di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale». Secondo la ricorrente, la sentenza di ammissione al passivo accerta non l’esistenza di un diritto a contenuto patrimoniale, coma tale tassabile ai sensi del citato articolo 8, bensì il diritto di essere incluso nel novero dell’attivo fallimentare. L’imposta, dunque, doveva essere applicata in misura fissa. La Ctp di Milano ha avallato la tesi difensiva, accogliendo il ricorso e affermando che il pagamento dell’imposta di registro all’1%, in esito all’ammissione allo stato passivo del fallimento, è del tutto illegittimo. Il collegio ha richiamato la sentenza n. 177/2017 della Corte costituzionale, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 8, comma 1, lettera c), della Tariffa, parte prima, allegata al dpr 131/86, nella parte in ci assoggetta a imposta di registro proporzionale le pronunce che definiscono giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento, con accertamento di crediti derivanti da operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto. La disposizione, aggiunge il collegio meneghino, trova il suo fondamento nel principio di alternatività fra imposta di registro e Iva, stabilito in via generale dall’articolo 40 del dpr 131/86, diretto a evitare fenomeni di doppia imposizione conseguenti alla simmetria del sistema Iva-registro. Il ricorso è stato accolto e le spese compensate, in ragione della «fluttuazione» della prassi e della giurisprudenza testualmente affermata dalla Ctp.

Nicola Fuoco

[omissis] FATTO

Il Fallimento ( ) snc ricorre in aprile 2016 contro l’avviso di liquidazione con cui AE richiedeva il pagamento di 3.312,50 a titolo di imposta di registro in misura dell’1% ai sensi dell’art. 8, tariffa parte 1, dpr 131/86 a causa dell’ammissione dello stato passivo del fallimento.

Il ricorrente sostiene che:

La sentenza di ammissione al passivo accerta non l’esistenza di un diritto a contenuto patrimoniale ai sensi dell’art. 8, tariffa parte 1, dpr 131/86 ma il diritto di essere incluso nel novero dell’attivo fallimentare.

La Dre Lombardia, in merito al problema, ha affermato che la imposta di registro sui decreti di ammissione al passivo deve essere applicata in misura fissa.

Pertanto il ricorrente chiede di annullare l’avviso e di rifondere le spese di lite. AE ribatte le tesi confutate dal ricorrente chiedendo il rigetto del ricorso con la vittoria di spese.

DIRITTO

Il pagamento di cui sopra a titolo di imposta di registro in misura delI’1% ai sensi dell’art. 8, tariffa parte 1, dpr 131/86 a causa dell’ammissione dello stato passivo del fallimento è privo di fondamento e perciò il ricorso va accolto.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 177 del 13 luglio 2017, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 1, lettera c), della Tariffa, Parte prima, allegata al dpr n. 131/1986, nella parte in cui assoggetta all’imposta di registro proporzionale, anziché in misura fissa, anche le pronunce che definiscono i giudizi di opposizione allo stato passivo del fallimento con l’accertamento di crediti derivanti da operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto.

L’agevolazione fiscale trova il suo fondamento nel principio di alternatività fra l’imposta di registro e l’Iva, stabilito in via generale dall’art. 40, dpr 131/1986 e diretto a evitare fenomeni di doppia imposizione, conseguenti alla simmetria del sistema Iva-registro.

Anche la Ctp di Milano, con la sentenza n. 7113 del marzo 2014, ha censurato l’avviso di liquidazione per il fatto che la AE ha erroneamente applicato l’imposta di registro in base all’art. 8, tariffa parte 1, dpr 131/86 riguardo all’ammissione allo stato passivo.

Pertanto il ricorso va accolto e, per la fluttuazione della prassi e della giurisprudenza, le spese di lite vanno compensate.

PQM La Commissione accoglie il ricorso. Spese compensate.

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