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Amministratori di società benefit con regole comuni

Agli amministratori delle società benefit si rendono applicabili le medesime responsabilità previste nell’ambito del diritto societario, tenendo conto delle peculiarità di detti enti, in assenza di diligenza e di trasparenza. Obbligo di bilanciamento tra profitto e beneficio comune e controlli interni ed esterni serrati.

Queste le nuove responsabilità e i nuovi compiti assegnati all’organo amministrativo secondo Assonime che, con la circolare 19 di ieri, è intervenuta sulla disciplina delle «società benefit», introdotte dal comma 376, dell’art. 1, della legge 208/2015 (Stabilità 2016).

Con la legge di bilancio indicata, è stata introdotta, nell’ordinamento nazionale, una nuova disciplina destinata a favorire la creazione di soggetti giuridici collettivi, definiti «società benefit» che, allo scopo di lucro, tipico delle società commerciali, uniscono quello destinato al miglioramento dei contesti ambientali e sociali, nei quali gli stessi operano.

Posto che le nuove disposizioni dispongono su alcune specificità, come le finalità di beneficio comune inserito nelle clausole statutarie, l’obbligo di indicare annualmente gli obiettivi perseguiti, l’indicazione del soggetto cui sono attribuiti i compiti e le funzioni per il perseguimento dell’oggetto sociale e il necessario bilanciamento dell’interesse dei soci con l’interesse di coloro sui quali deve impattare l’attività sociale, è essenziale definire il perimetro relativo alle responsabilità sociali.

Sul punto, il documento in commento evidenzia che la nuova disciplina introduce un radicale cambiamento di rotta nell’interesse sociale, abbinando (integrazione) l’interesse privato e l’interesse comune, in molteplici settori (si citano esempi di produzione di olio e di utilizzo di materiali riciclabili o biodegradabili, di consulenza alle imprese per un migliore impatto sulle persone, di sostenibilità della produzione di prodotti biologici e salutari e quant’altro).

Ma la vera problematica concerne le responsabilità dell’organo amministrativo, poiché le nuove disposizioni individuano specifici obblighi in capo agli amministratori stessi, che si aggiungono a quelli già prescritti dal codice civile per le società commerciali.

Innanzitutto, è necessario che l’organo amministrativo «bilanci», come detto, l’interesse privato dei soci (essenzialmente il lucro) con il perseguimento delle finalità di beneficio comune e degli interessi delle categorie individuate, quale destinatarie dello stesso; tale bilanciamento non è pacifico e facile da raggiungere ma, secondo l’associazione, un primo indirizzo si può cogliere dai contenuti degli articoli 2497 e seguenti c.c., aventi a oggetto la disciplina sulla direzione e coordinamento nell’ambito dei gruppi.

Con riferimento al soggetto responsabile, e alla relativa nomina, si evidenzia che si tratta di una figura di ausilio e di controllo funzionale alla gestione e che la scelta rientra nella più ampia facoltà dell’organo amministrativo, anche attribuendo specifiche deleghe a uno dei componenti.

Sotto il profilo della responsabilità, il documento la configura come funzionale ordinaria, non esonerando gli amministratori, che non tengono conto del citato bilanciamento, dalle proprie responsabilità per culpa in vigilando, mentre la disciplina in commento prescrive l’obbligo di redazione di una relazione annuale, da allegare al bilancio d’esercizio, con la descrizione degli obiettivi specifici, delle modalità e delle azioni perseguite, nonché di una valutazione dell’impatto sociale generato, mediante l’utilizzo di modelli di valutazione che rispondano a determinati requisiti; fin troppo evidenti sono le responsabilità poste in capo degli amministratori, contrattuale verso soci ed extra contrattuale verso i terzi interessati, in aggiunta a quelle ordinarie già contemplate dal diritto societario.

La legge, a chiusura di sistema, dispone che le società benefit siano soggette alle disposizioni sulla pubblicità ingannevole (dlgs 145/2007) e alle disposizioni del codice del consumo (dlgs 206/2005), al fine di garantire la correttezza e la veridicità delle comunicazioni al mercato, con controllo da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che sanzionerà l’ente in presenza di comportamenti illeciti.

Infine, la legge non prescrive alcunché in ordine alla presenza dell’organo di controllo, ma il documento evidenzia che tale organo, se nominato, dovrà vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, in ossequio ai principi di corretta amministrazione e, in particolare, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo.

Fabrizio G. Poggiani

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