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Amministratori fuori dall’invio

Non va effettuata la comunicazione per i beni concessi in godimento agli amministratori che non costituiscono fringe benefit e sono sanzionabili le violazioni dell’obbligo di trasmissione dei dati relativi ai finanziamenti dei soci. Inoltre non vanno comunicati i versamenti effettuati da società ed enti, dai familiari dei soci e dall’imprenditore individuale, così come le capitalizzazioni a cui non corrisponde un effettivo apporto di denaro e le rinunce ai finanziamenti. Sono questi i chiarimenti forniti ieri dall’agenzia delle Entrate nel corso di un incontro con gli operatori.
Nel provvedimento 94902 del 2013 (punto 3.1.) è stata prevista l’esclusione dell’obbligo di comunicazione per i beni concessi in godimento agli amministratori e ai soci dipendenti o lavoratori autonomi, trattandosi per lo più di casi per i quali è limitata, in capo al concedente, la deducibilità dei costi relativi ai beni concessi in godimento ed è assoggettato a imposizione il relativo reddito nei confronti del soggetto utilizzatore. Per gli amministratori non è stata, però, precisata la condizione che i beni «costituiscano fringe benefit», prevista, invece, per gli altri soggetti. L’Agenzia ha adesso chiarito che questa esclusione riguarda tutti i beni utilizzati dagli amministratori, a prescindere dall’imposizione del beneficio in capo agli stessi.
Nel provvedimento 94904 del 2013 è stabilito che nella comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazioni vanno indicati i dati delle persone fisiche «soci o familiari dell’imprenditore». L’Agenzia ha, pertanto, precisato che non assumono rilievo i versamenti effettuati da società ed enti (essendo l’adempimento finalizzato ai controlli per l’effettuazione dell’accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche), dallo stesso titolare dell’impresa individuale e dai familiari dei soci (essendo fatto riferimento soltanto ai «familiari dell’imprenditore»).
Per quanto concerne le capitalizzazioni, è stato chiarito che la comunicazione riguarda le operazioni che determinano un apporto reale di denaro. È stata, quindi, confermata la stessa impostazione interpretativa adottata con riguardo alla disciplina del cosiddetto “bonus capitalizzazioni” di cui all’articolo 5, comma 3-ter del Dl 78/2009, per il quale assumevano rilevanza sia le costituzioni di capitale sociale di nuove società sia gli aumenti di capitale sociale di società derivanti da conferimenti e apporti di nuove risorse: restano, pertanto, esclusi, ad esempio, quelli sottoscritti ma non ancora versati. Tale conclusione è stata adottata perché l’adempimento in esame è diretto ad agevolare l’effettuazione dell’accertamento con il metodo sintetico, basato sulle spese effettuate.
Non vanno, altresì, comunicati i finanziamenti e le capitalizzazioni operati attraverso la rinuncia, da parte dei soci, ai crediti relativi a precedenti finanziamenti, non verificandosi un nuovo esborso di denaro.
Il Dl 138/2011 non ha previsto specifiche sanzioni in caso di violazioni dell’obbligo di comunicazione dei dati relativi a finanziamenti e capitalizzazioni. Non risultano, d’altra parte, applicabili quelle relative alla comunicazione relativa ai beni dati in godimento ai soci, non assumendo rilevanza la differenza tra il corrispettivo e il valore di mercato nonché l’eventuale adeguamento alle relative previsioni normative. Nelle motivazioni del provvedimento 94904 del 2013 è stato, però, affermato che l’obbligo di comunicazione è sancito sulla base dell’articolo 7, dodicesimo comma, del Dpr 605/73, secondo il quale il direttore dell’agenzia delle Entrate, ai fini dei controlli sulle dichiarazioni dei contribuenti, può richiedere alle imprese, anche limitatamente a particolari categorie, di effettuare comunicazioni all’Anagrafe tributaria di dati e notizie in loro possesso. L’Agenzia ha, pertanto, affermato che risulta applicabile la sanzione stabilita dall’articolo 13, secondo comma dello stesso decreto, secondo il quale chi omette le comunicazioni previste dal precedente articolo 7 è punito con la sanzione amministrativa da 206,58 a 5.164,57 euro. La sanzione è ridotta alla metà in caso di comunicazioni incomplete o inesatte.

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