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Amministratori condominiali, la formazione non è un optional

Gli amministratori condominiali tornano sui banchi di scuola. Con la pubblicazione sulla G.U. n. 222 del 24 settembre scorso del regolamento del ministero della giustizia e che entrerà in vigore il prossimo 9 ottobre si è finalmente completato il percorso normativo che stabilisce regole certe per l’accesso al mercato di amministratori professionali e tecnicamente preparati e aggiornati.

La legge n. 220/2012 di riforma del condominio, oltre a rafforzare prerogative e obblighi dell’amministratore, ha, infatti, inteso restringere le modalità di accesso allo svolgimento di detta attività. È infatti da decenni che si parlava della necessità di rendere maggiormente professionale la categoria degli amministratori di condominio, garantendone la formazione e l’aggiornamento. D’altra parte nel corso degli anni, l’attività si è pian piano arricchita di nuove attribuzioni e responsabilità che hanno reso sempre più necessario per i condomini rivolgersi a soggetti in grado di svolgere questo compito con professionalità e competenza. In mancanza di norme che disciplinassero questo specifico aspetto, sono state le associazioni di categoria ad assumersi l’onere di formare e aggiornare i propri iscritti, in certo qual modo certificandone il possesso di una serie di competenze di base.

Il nuovo art. 71-bis disp. att. c.c. ha quindi previsto che possano svolgere per la prima volta l’attività di amministratore condominiale soltanto quei soggetti che siano in possesso di una serie di specifici requisiti di serietà e professionalità. Fra di essi spiccano i requisiti di carattere per così dire culturale e di istruzione, ovvero il conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado e lo svolgimento di appositi corsi di formazione iniziale e di aggiornamento periodico. È stata comunque opportunamente prevista anche una norma di salvaguardia per quanti già svolgessero detta attività. Infatti, per coloro che possano dimostrare di avere esercitato per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti alla data di entrata in vigore della legge di riforma del condominio (dunque dal 18 giugno 2010 al 18 giugno 2013), lo svolgimento dell’attività è consentito anche in assenza dei predetti requisiti (anche in questi casi rimane però l’obbligo di aggiornamento periodico).

Dette disposizioni erano però sostanzialmente rimaste sulla carta, perché non era stato chiarito come dovessero essere organizzati i predetti corsi di formazione (su quali materie dovessero vertere, quale fosse il monte ore minimo da rispettare, chi potesse organizzarli ecc.). Successivamente, con la c.d. mini-riforma del condominio operata dal dl n. 145/2013, convertito con modificazioni dalla legge n. 9/2014, il ministero della giustizia era stato delegato a emanare il regolamento che avrebbe dato concreta attuazione a quanto previsto dall’art. 71-bis, comma 1, lett. g), delle disposizioni di attuazione del codice civile. Dopo una serie di continui rinvii che hanno messo più volte in fibrillazione la categoria degli amministratori (e dei fornitori di servizi di formazione professionale) si è quindi giunti alla pubblicazione in G.U. del tanto agognato decreto ministeriale che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe fissare dei paletti certi per l’organizzazione e la gestione dei corsi di formazione iniziale e di aggiornamento periodico.

Il regolamento è molto snello ed essenziale nei contenuti e si compone di soli 5 articoli. Dopo aver sinteticamente indicato oggetto e finalità del decreto, il ministero ha, infatti, disciplinato i requisiti dei formatori (art. 3) e del responsabile scientifico del corso (art. 4), per poi giungere alla definizione dei contenuti dei corsi di formazione iniziale e di aggiornamento periodico (art. 5). Nel rimandare agli altri articoli in pagina per una compiuta illustrazione di questi ultimi tre fondamentali aspetti della disciplina della formazione degli amministratori condominiali, si può sin d’ora affermare che il regolamento licenziato dal ministero della giustizia, contrariamente a quanto molti temevano, si mostra alquanto liberale nell’individuazione dei requisiti dei formatori (è stata per esempio evitata la riserva del servizio di formazione in capo alle associazioni degli amministratori condominiali) e delle modalità di gestione e organizzazione dei corsi (questi ultimi potranno essere svolti anche interamente online, salvo però l’esame finale, da tenersi presso la sede individuata dal responsabile scientifico, previsione che dovrebbe circoscrivere i rischi legati alla promozione di corsi a costi eccessivamente bassi e, quindi, di contenuto poco professionale).

Quanto alla spinosa questione della spendibilità dei corsi svolti dagli aspiranti amministratori di condominio nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore della legge di riforma del condominio (18 giugno 2013) che, come detto, ha introdotto l’obbligo della formazione iniziale, e quella di efficacia del regolamento ministeriale (9 ottobre 2014), occorre evidenziare come il decreto non contenga alcuna norma transitoria e come, quindi, sia ragionevole ritenere che quanti abbiano seguito fino a oggi corsi inferiori alle 72 ore previste dal decreto ministeriale possano tranquillamente continuare a svolgere la propria attività.

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