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Amministratore con «diploma»

Tra pochi giorni non ci saranno più scuse: il neo amministratore dovrà possedere un titolo di formazione specifico, acquisito presso enti o associazioni che seguano le indicazioni del decreto del ministero della Giustizia che sarà pubblicato a giorni. Come anticipato dal Sole 24 Ore sabato scorso, il testo ha passato l’ultimo esame, quello della Corte dei conti, e quindi forse già domani uscirà sulla Gazzetta Ufficiale. Il testo, comunque, è già disponibile online per i lettori del Sole.
La nuova norma prende le mosse dalla legge 220/2012, come modificata dal Dl 145/2014, che ha stabilito che la competenza per definire la formazione spetta alla Giustizia. Il ministero aveva un testo già cinque mesi fa (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 aprile scorso) ma i vari passaggi al Consiglio di Stato e alla Corte dei conti, e soprattutto la riscrittura di alcuni passaggi dopo un confronto con le associazioni di categoria degli amministratori, che avevano espresso perplessità anche sulle pagine del nostro giornale, hanno determinato dei ritardi.
Da quando la norma sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale passeranno 15 giorni, poi entrerà in vigore, e chi vorrà iniziare la professione dovrà fare il corso, a meno che non amministri il condominio in cui abita o non abbia amministrato condomìni per almeno un anno nel triennio 2010-2013 (si veda l’articolo qui sotto).
L’annuncio ufficiale dell’imminente pubblicazione è stato dato al convegno di Confedilizia di sabato scorso dal sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri (si veda anche l’intervista qui a fianco), che in questi mesi si è prodigato per portare a casa il risultato e consentire ai condòmini di avere la garanzia di amministratori professionalizzati.
Vediamo, in sintesi, come funzioneranno i corsi, che dureranno almeno 72 ore per formazione iniziale (anche con e-learning), di cui 24 di pratica, e 15 ore annue per la formazione periodica.
Responsabili scientifici e formatori avranno sostanzialmente requisiti analoghi. Anzitutto quelli di “onorabilità”: godimento dei diritti civili; non essere stati condannati per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni, e, nel massimo, a cinque anni; non essere stati sottoposti a misure di prevenzione divenute definitive, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione; non essere interdetti o inabilitati.
Ci sono poi i requisiti “culturali”: per i responsabili scientifici (che dovranno poi verificare i requisiti dei formatori e organizzare i corsi) dovranno essere docenti universitari o di scuola superiore di materie giuridiche, economiche o economiche, avvocati, magistrati o professionisti dell’area tecnica (anche in pensione). Devono poi avere una «competenza specifica» in materia condominiale, che è dimostrabile anche avendo pubblicato due libri in materia di diritto condominiale o di sicurezza degli edifici.
Per i formatori sono richieste le stesse qualifiche, ma possono svolgere la funzione anche dimostrando di possedere una laurea (quinquennale o triennale) o di essere iscritti a un albo professionale, sempre fatta salva la «competenza specifica». Un caso particolare di esenzione dai titoli di studio (sempre fatta salva la «competenza specifica») è quella di chi ha insegnato, per almeno sei anni precedentemente all’entrata in vigore del decreto stesso, in corsi di formazione, ciascuno della durata di almeno 40 ore.
Quanto ai contenuti minimi dei corsi di formazione, che potranno essere organizzati liberamente da qualunque ente e associazione che sia in grado di rispettare le indicazioni del decreto, sono previsti: amministrazione condominiale; sicurezza degli edifici (in particolare staticità, risparmio energetico, riscaldamento e di condizionamento, impianti idrici, elettrici e ascensori, manutenzione delle parti comuni e prevenzione incendi), spazi comuni, regolamenti condominiali, ripartizione spese e tabelle millesimali; diritti reali; contratti (con appalto e lavoro subordinato); tecniche di risoluzione dei conflitti; uso degli strumenti informatici.
Soddisfatte le prime reazioni: per Giovanni De Pasquale (Anaip) «L’obbligatorietà della frequentazione di corsi base e di aggiornamento servirà a mettere fine a quella giungla di amministratori improvvisati privi di ogni conoscenza tecnica, giuridica, contabile e fiscale». Luigi Ciannilli (Confai) avrebbe voluto l’obbligo formativo anche per chi amministra il proprio condomino: «C’è da chiedersi perché circa 1/3 dei condomini in Italia può avvalersi di un amministratore a cui non è fatto obbligo di tenersi aggiornato sulle evoluzioni normative e giurisprudenziali».

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