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Amianto all’Olivetti verso il rinvio a giudizio De Benedetti e Passera

La procura di Ivrea ha chiuso le indagini sulla presenza di amianto all’interno degli stabilimenti dell’Olivetti nel Torinese. Ieri il provvedimento è stato notificato a 39 indagati, tra cui figurano diversi manager e funzionari che a partire dagli anni Sessanta si sono alternati con vari ruoli dirigenziali. Tra loro anche Carlo De Benedetti, i figli Marco e Rodolfo, il fratello Franco Debenedetti, Corrado Passera e Roberto Colaninno. Ma ci sono anche i nomi di alcuni eredi del fondatore della storica fabbrica nata nel 1908, come Camillo e David Olivetti e Maria Luisa Lizier. Quindici in tutto i capi d’imputazione contestati dai pm Gabriella Viglione e Lorenzo Boscagli: due per lesioni colpose relativi a ex dipendenti, da tempo in pensione, che negli anni scorsi si sono ammalati di mesotelioma pleurico e gli altri tredici per omicidio colposo, sempre legati a sospette malattie professionali provocate dall’esposizione alle fibre di amianto. Nell’atto si fa presente che «al momento » la procura eporediese «non intende richiedere l’archiviazione », ma gli indagati ora possono chiedere di essere ascoltati, presentare memorie o proporre di svolgere altre indagini.

Secondo la procura di Ivrea, guidata da Giuseppe Ferrando, ci sarebbero state «carenze nella prevenzione e un ritardo nella messa in sicurezza dei luoghi di lavoro rispetto al momento in cui la pericolosità dell’asbesto era diventata nota». Un problema che riguarderebbe vari stabilimenti del gruppo industriale, nel tempo passato dalla produzione di macchine per scrivere all’elettronica e all’informatica. In particolare i magistrati hanno evidenziato che l’azienda «già nel 1974 aveva istituito una Commissione permanente Ecologia e ambiente», ma solo qualche anno dopo vennero prese misure di sicurezza per le lavorazioni e passò ancora del tempo prima che si affrontasse la questione della salubrità degli edifici.
Carlo De Benedetti, interessato dall’indagine in qualità di amministratore delegato e presidente dell’Olivetti dal 1978 al 1996, attraverso un portavoce ha voluto ribadire «con forza la propria totale estraneità ai fatti contestati e attende con fiducia le prossime fasi del procedimento, nella convinzione che all’esito di questa complessa indagine svolta dai pubblici ministeri, una volta al vaglio del giudice, possano essere chiariti i singoli ruoli e le specifiche funzioni svolte all’interno dell’articolato assetto aziendale della Olivetti». L’Ingegnere, si legge nella nota, «ha ricevuto oggi, insieme a numerose altre persone, un avviso di conclusione delle indagini nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Ivrea sull’amianto all’Olivetti. Il provvedimento era già stato anticipato nelle scorse settimane da indiscrezioni di stampa. Nel ribadire la propria vicinanza alle famiglie degli operai coinvolti De Benedetti ricorda ancora una volta che, nel periodo della sua permanenza in azienda, l’Olivetti ha sempre prestato attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, con misure adeguate alle normative e alle conoscenze scientifiche dell’epoca». Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta, la responsabilità dell’azienda riguarderebbe la mancata informazione ai lavoratori, l’assenza di mezzi di protezione personali e la carenza di manutenzione degli edifici. Alcune delle vittime erano incaricate per esempio della manutenzione delle tubature, altre erano venute a contatto con il talco (contaminato con tremolite di amianto) con cui erano cosparsi pezzi in gomma da usare nel montaggio di macchine da scrivere o fotocopiatrici, altre erano elettricisti o verniciatori. Ma tra i casi individuati dalla procura c’è anche quello di un’impiegata amministrativa che ha lavorato al Centro Studi Olivetti: l’amianto era anche negli uffici, nell’intonaco, come era nei controsoffitti della mensa dove pranzavano i dipendenti.
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