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America la fuga (pericolosa) dai bond

di Maria Teresa Cometto

 

La paura del disastro nucleare in Giappone e delle sue ripercussioni anche sull'economia globale, oltre che sulle vite umane in quel Paese e in quelli vicini, ha scatenato nell'immediato la fuga degli investitori lontano da tutto ciò che sa di rischio. Uno degli impieghi preferiti, in questo clima fortemente emotivo, sono stati i titoli di Stato americani o Treasury bond: per l'ondata di richieste, i loro prezzi sono saliti e quindi i rendimenti scesi a nuovi minimi. I titoli decennali, punto di riferimento per il mercato, sono arrivati al 3,2%annuo, giù dal 3,4%pre-terremoto. Ora tutti si chiedono se si tratta di una pausa temporanea all'interno di una tendenza di lungo termine al rialzo, oppure se sono livelli sostenibili. I rivali Il maggior gestore al mondo di obbligazioni, Bill Gross — fondatore di Pimco e responsabile del suo Total return fund (236,9 miliardi di dollari di patrimonio) — è un convinto «Orso» (pessimista) sul futuro dei T-bond americani e il nuovo scenario dopo la sciagura giapponese non gli ha fatto cambiare opinione. Mentre la pensa diversamente il suo più forte rivale nella gestione del reddito fisso: Larry Fink di BlackRock (3.560 miliardi di dollari di patrimoni gestiti complessivamente). Si a Pimco s i a BlackRock sono stati consiglieri del Tesoro Usa dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime e dei titoli derivati. E ora si ritrovano sulla sponda opposta nel decidere che fare con la liquidità dei propri fondi: Gross ha annunciato due settimane fa di aver venduto tutti i T-bond che aveva nel portafoglio del Total return fund; Fink invece ha detto di essere un compratore di questi titoli, quando si presenta l'occasione di prezzi interessanti. Il guru di Pimco sostiene che i prezzi dei titoli di Stato americani sono artificialmente bassi a causa del loro massiccio acquisto da parte della banca centrale Usa, la Federal Reserve, che sta attuando la propria politica monetaria espansiva con il quantitative easing o QE2. Oggi, secondo le stime di Pimco, la Fed compra il 70%dei titoli emessi dal Tesoro americano, mentre il 30%finiscono nei portafogli di investitori esteri. Ma quando il programma di QE2 scade — e la data indicata è il prossimo 30 giugno — chi prenderà il cerino dalle mani della Fed? Il primo investitore estero in T-bond è la Cina, che ne possiede per 1.150 miliardi di dollari, ma a gennaio (ultimi dati noti) ha ridotto la sua posizione di 5,4 miliardi. Al secondo posto c'è il Giappone con 885,9 miliardi, cresciuti a gennaio di 3,6 miliardi su dicembre 2010. Un primo grande interrogativo riguarda quindi le prossime mosse della banca centrale giapponese, se sarà costretta per esempio a liquidare una parte di quei T-bond per finanziare gli enormi costi della ricostruzione. Tim Geithner, il ministro del Tesoro Usa, si è affrettato ad escludere questa ipotesi, sostenendo che il tasso di risparmio dei giapponesi è tanto alto da poter sostenere il peso della ripresa del loro Paese dalla catastrofe. E in effetti nei giorni scorsi la banca centrale giapponese ha semmai comprato nuovi titoli in dollari per cercare di frenare l'apprezzamento imprevisto dello yen. Ma nessuno sa davvero per ora quale sarà l'impatto della crisi nucleare e quanto costerà rimettere in piedi il Giappone: oltre una certa soglia, potrebbe essere necessario far cassa anche con T-bond. Strategie La tesi di Gross è che comunque sarà difficile che la domanda di titoli Usa rimarrà alta come è artificialmente tenuta oggi dalla Fed: lui calcola che, per attrarre nuovi investitori, i rendimenti dovranno risalire a livelli «normali» , cioè 1,5-2 punti percentuali sopra il 3,2%offerto oggi dai titoli decennali. Fino a quando non succede, è più interessante investire nelle alternative disponibili, come i bond aziendali o quelli dei Paesi emergenti; anche perché, se veramente i loro tassi risalgono così tanto, significa che prezzi dei T-bond scendono e averli in portafoglio comporta subire perdite sul capitale. Fink invece non crede nell’inizio di una fase Orso per Treasury bond e alla tv Bloomberg ha dichiarato di essere un «grande compratore del dollaro Usa» , soprattutto pensando che la crisi del debito pubblico in Europa non è finita e continuerà a creare volatilità su quei mercati e sull'euro. Il ceo di BlackRock ammette che i tassi di interesse americani sono destinati a risalire un poco, ma non troppo perché non ci sono segni di inflazione da pressioni salariali, essendo il mercato del lavoro ancora debole. Ma la crescente volatilità di tutti i mercati è l'unica certezza che oggi ha un investitore, sottolinea Fink. — chi avrà ragione fra Gross e Fink lo stabiliranno solo il tempo e le performance dei loro fondi. Finora quelle del Pimco total return fund sono state stellari: oltre l'8%annuo in media negli ultimi cinque anni, il doppio di un prodotto simile di BlackRock.

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