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America divisa anche sulla Fase 2. Gli Stati del Sud sono già ripartiti

NEW YORK — Mezza America ha già riaperto: quella che vota repubblicano. Lì la fase due è iniziata. La mappa degli Stati Usa che hanno cominciato ad allentare il lock-down segue criteri geografici, sociologici e ideologici. Hanno tolto molte restrizioni, o stanno per farlo a breve, tutti gli Stati del Sud. Più alcuni del Nord-Ovest semi-disabitato come Alaska, Montana e Idaho. Quasi tutti hanno governatori di destra. Si sentono un’altra nazione rispetto a New York per tanti motivi: densità di popolazione, stile di vita, pratica religiosa, rapporto con lo Stato. Sentono l’urgenza di tornare a lavorare prima che la depressione economica faccia più vittime del coronavirus. Agli allarmi dei medici e della sinistra che comandano sulle due coste, rispondono: questa è una pandemia solo in casa vostra.
Ha esordito la Georgia del governatore repubblicano Brian Kemp. Da venerdì ha riaperto esercizi commerciali non essenziali dove c’è contatto ravvicinato fra clienti e dipendenti: parrucchieri ed estetiste, palestre di fitness e sale da bowling, perfino i centri dove si fanno tatuaggi. Alaska e Tennessee ci hanno aggiunto la riapertura dei ristoranti, purché garantiscano le distanze fra i consumatori. In Texas i negozi riaprono, se attrezzati per vendere con bancarelle esterne. Ci sono resistenze locali, alcuni sindaci contestano la fretta. La sindaca di Atlanta, Keisha Lance Bottoms, difende la linea dura: «Ignorate il governatore. State a casa. Non è cambiato nulla». Ma la Bottoms, afroamericana e democratica, rappresenta un’enclave urbana e progressista più simile a New York che al resto della Georgia. Questa linea di demarcazione politica alimenta le dietrologie. Quando nel Michigan sono scesi in piazza gruppi con bandiera nazionale e armi a tracolla, inneggiando contro il lock-down della governatrice democratica, si sono scoperti legami con i potentati della destra economica come la famiglia Koch. L’incoraggiamento di Trump – che ha twittato “LIBERATE il Michigan” – ha fatto il resto.
Ma quella metà dell’America si era già rimessa in movimento per conto suo. Una ricerca sul volume di traffico e l’ubicazione di cento milioni di cellulari (realizzata dal Transportation Institute della University of Maryland) rivela che già nella settimana del 13 aprile una fascia di americani si erano ribellati uscendo di casa per tragitti anche lunghi. Prima ancora che Trump appoggiasse le proteste, dal basso era partita anche una rivolta legale: centinaia di ricorsi e cause in tribunale, promossi da piccole aziende contro le autorità locali. Catene di palestre, negozi di vestiti matrimoniali, associazioni ricreative e club di caccia e pesca, c’è davvero di tutto nel campionario della litigation. Il ministro di Giustizia di Trump, William Barr, ha praticamente solidarizzato coi riottosi: «Se siamo di fronte a violazioni delle libertà, il Dipartimento di Giustizia appoggerà i loro ricorsi».
Con 54.000 morti in America, la riapertura di mezza nazione può rivelarsi un errore fatale? L’editorialista ed ex direttore del Wall Street Journal Gerard Baker prende le distanze dal consenso progressista per il lock-down. «Se togliamo i numeri di New York, la mortalità di questo virus sarà di uno ogni 7.000 americani, come una normale influenza di stagione». L’America che si ribella sta dicendo: l’intera nazione è sottoposta a una cura micidiale, fatta per New York. Mike Jones, deputato repubblicano della Pennsylvania, implora il suo Stato di «evitare una crisi economica ancora più grave di quella sanitaria ». Rich Studley, presidente della Camera di Commercio del Michigan che rappresenta cinquemila imprese, rivendica «il diritto di protestare, perché se il lock-down continua molte centinaia di aziende non riapriranno mai più».
Nell’America che riparte, sono quasi inesistenti i grattacieli di Manhattan o la densità dei caseggiati popolari del Bronx; c’è più fiducia nell’iniziativa privata, diffidenza verso la burocrazia pubblica e gli esperti. Pesa come un sacrificio insopportabile il divieto delle funzioni religiose: Daniel Henninger sul Wall Street Journal racconta episodi di «cristiani che tornano in chiesa in segreto, come ai tempi delle persecuzioni e delle catacombe».
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