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Amco cambia pelle Più partecipazioni per gestire le crisi

Dalla Bialetti alla Snaidero, passando per l’intervento nell’alimentare con Pasta Zara e Ferrarini. Per Amco, la società specializzata nella gestione degli Npl (i crediti deteriorati delle imprese) sotto il controllo del ministero dell’Economia, l’intervento in Mps non è l’unico dossier aperto, per quanto il più caldo.Al contrario, Amco si sta muovendo nel mondo della finanza italiana con un approccio “attivo” sempre più deciso, fino a sfiorare il mondo del private equity nella gestione degli Utp, come vengono definiti tecnicamente i crediti che mostrano segnali di difficoltà (Unlikely to pay). In sintonia con quanto stanno facendo anche gli altri operatori del settore. «Credo che la tendenza a entrare direttamente nel capitale o a sottoscrivere strumenti finanziari partecipativi sia destinata a crescere – conferma Fabio Pettirossi, responsabile Amco del portafoglio Utp – e questo comporta specializzazioni, da parte di strutture come le nostre, nella gestione dell’equity: una conseguenza del necessario rafforzamento patrimoniale nelle ristrutturazioni, quando l’imprenditore non è più in grado di intervenire con ulteriore capitale».Sul mercato si parla di un possibile intervento a sostegno del Comparto Monteluce-Fondo Umbria, attraverso la piattaforma Back2bonis, specializzata negli Utp corporate immobiliari gestita da Prelios, mentre sullo sfondo – ma questa è una storia ancora tutta da scrivere – c’è la ristrutturazione del gruppo Moby, che ha presentato la proposta di concordato preventivo (Amco è uno dei creditori, ma non dei più rilevanti). Insomma, dal recupero crediti si va sempre più verso forme di gestione attiva delle fasi di crisi ma con prospettive di continuità aziendale. Da preservare e anzi da incentivare con tutti gli strumenti a disposizione nella gestione degli Utp, i crediti nelle prime fasi di malessere.Le forme di intervento seguono varie direttrici. La prima, la più tradizionale, prevede l’alleggerimento dei termini e delle condizioni del debito. La ristrutturazione dell’esposizione ha spesso uno stralcio (la cancellazione) di parte del debito, l’allungamento delle scadenze e il miglioramento delle clausole.A questi aspetti si unisce di frequente l’erogazione di nuova finanza: mezzi freschi per sostenere la strategia dell’imprenditore, che a volte prevede il ricambio generazionale e la cessione di asset. È lo schema dell’intervento in Pasta Zara, dove Amco ha fornito nuova finanza che ha permesso sostanzialmente di chiudere l’esposizione precedente del concordato insieme alla vendita determinante dello stabilimento di Muggia al gruppo Barilla.L’ultima forma di intervento è la trasformazione di una parte dei crediti in quote azionarie o in strumenti finanziari partecipativi: nel caso di Bialetti sono stati convertiti poco meno di 3 milioni in strumenti partecipativi (senza nuova finanza) in un intervento che ha visto giocare il ruolo di primo attore a Illimity (la proposta concordataria deve ancora essere omologata). In Snaidero invece l’operazione è stata effettuata in due tempi: la prim a, partita nel 2018, ha visto una conversione parziale del debito in capitale – al 12,5%, la quota principale è di Dea Capital – e l’apporto di mezzi freschi, con una successiva iniezione di risorse post crisi Covid.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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