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Ambiente, 4 nuovi reati

Giro di vite contro chi danneggia l’ecosistema: arrivano, infatti, quattro nuovi reati (puniti col carcere fino a 15 anni e con multe salate), ovvero inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo e l’impedimento del controllo. E se per i delitti compiuti «in odor di mafia» scattano le aggravanti, le condanne diminuiscono, invece, se si aderisce al «ravvedimento operoso», impegnandosi nelle bonifiche.

L’aula di Montecitorio accende il semaforo verde sul testo unificato delle proposte di legge 342, 957 e 1814 con 386 voti a favore, 4 contrari e 45 astensioni (da Forza Italia e Lega nord), che va adesso all’esame dei senatori. Il pacchetto di norme introduce nel libro secondo del codice penale il Titolo VI-bis «dei delitti contro l’ambiente», creando nuove fattispecie di reato: per l’inquinamento ambientale si prevede la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 10 mila a 100 mila euro per chi compromette, o deteriora in modo rilevante la qualità del suolo e del sottosuolo, delle acque e dell’aria, dell’ecosistema e della biodiversità (anche agraria), della flora o della fauna selvatica. A seguire, chi si macchia di disastro ambientale può finire dietro le sbarre per un periodo che va da 5 a 15 anni, avendo danneggiato gravemente, o irreversibilmente l’ecosistema o, compromesso la pubblica incolumità; per entrambi i delitti, contemplati aumenti di pena, se commessi in «aree vincolate, o a danno di specie protette».

Carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10 mila a 50 mila euro) per traffico e abbandono di materiale di alta radioattività, nonché per il detentore che lo rilascia o «se ne disfa illegittimamente», mentre l’impedimento del controllo colpisce chiunque nega, o ostacola l’accesso, o intralcia i controlli ambientali, con la detenzione da 6 mesi a 3 anni. Inasprimento delle pene (aumento da un terzo alla metà) in presenza di organizzazioni criminali, anche di semplice associazione a delinquere, e se vi è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio; riduzione, invece, da metà a due terzi delle sanzioni se l’imputato si ravvede, aiuta i magistrati a individuare i colpevoli, o provvede alla bonifica e al ripristino della zona. In caso di condanna, o patteggiamento è sempre ordinata la confisca dei beni «che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo». Fra gli obiettivi del provvedimento, l’inclusione dei nuovi reati nella legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle società (si veda anche ItaliaOggi del 19/12/2013). Un «passaggio importantissimo», dichiara il guardasigilli Andrea Orlando, aggiungendo di avere «due ragioni per essere contento, come neoministro della giustizia e come ex titolare dell’ambiente».

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