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Amazon, il recupero Ue anche alle Entrate Usa

Su Amazon anche gli occhi del dipartimento fiscale americano, dopo la decisione del commissario europeo alla concorrenza, Margrethe Vestager di multare il colosso delle vendite on line per pratiche fiscalmente elusive. Secondo il Financial Times, infatti, il calcolo effettuato della commissione europea, che richiede 250 milioni di tasse non versate, implica che circa il 50% dei ricavi dell’azienda, quasi un miliardo di euro, dovrebbero essere dichiarati dall’azienda all’amministrazione Usa. I funzionari europei vicini al caso, infatti, hanno confermato che, applicando l’aliquota fissa sulle società lussemburghesi del 29%, la commissione considera che ulteriori imposte dovranno essere versate negli Stati Uniti. Questo si inserisce in un contesto di collaborazioni più ampie che i due blocchi dovrebbero implementare per prevenire l’evasione fiscale delle grandi multinazionali. Dovrebbero, perchè in realtà l’amministrazione americana assume un’aria di sfida nei confronti di quella europea. Il dipartimento del tesoro americano si è dichiarato, infatti, profondamente preoccupato per l’applicazione retroattiva e unilaterale della tassazione alle aziende americane, minando i principi della certezza fiscale. La tassazione internazionale è argomento al centro del dibattito attuale ai più alti livelli politici e imprenditoriali. Intanto, il ministro delle finanze del Lussemburgo, Pierre Gramegna, ha espresso le proprie posizioni in merito alla decisione della commissione: «Non siamo d’accordo con la decisione della commissione, in quanto da parte nostra non vi è stata la concessione di nessun aiuto di stato. L’amministrazione, infatti, andrà a valutare tutte le diverse possibilità ed eventualmente considerare l’appello della decisione». Lussemburgo riferisce di come la decisione risalga al 2006, periodo dal quale sia la legge del paese, che quella internazionale hanno subito un’evoluzione. Questo punto di vista è condiviso dal governo irlandese in merito al caso Apple, dove viene espresso il proprio rammarico nei confronti della decisione presa dalla commissione per aver portato il caso alla corte di giustizia dell’Unione Europea. Il caso Apple, infatti, riasale ad accordi presi tra l’azienda e l’amministrazione fiscale del paese nel 1991, accordi tutt’ora in vigore anche dopo la denuncia da parte della Commissione. Il totale delle imposte non versate ammonta a 13 miliardi di euro. Tuttavia, come afferma il commissario Vestager: «Il compito della commissione è quello di far si che i profitti siano tassati dove prodotti, eliminando ingiusti vantaggi concorrenziali, non è nostro compito quello di battere cassa».

E la fiscalità dei colossi digitale continua a essere argomento di discussione multilaterale non solo tra i governi europei ma anche tra governi e vertici delle multinazionali del web. Anche durante l’incontro di lunedì 9 ottobre, tra Emmanuel Macron, il primo ministro francese, e Tim Cook, Ceo di Apple, ha dichiarato la stampa francese, si è discusso sull’evoluzione delle leggi fiscali globali, verso una tassazione applicata nel paese di produzione dei profitti. Sempre all’interno del quadro delle decisioni prese dalla commissione, dichiara il portavoce di Macron, quella nei confronti dell’Irlanda ed Apple, non sembra essere stata argomento di discussione.

Matteo Rizzi

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