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“Amazon paghi le imposte evase” Juncker non salva il suo Lussemburgo

Continua la crociata europea contro le multinazionali del digitale a stelle e strisce che a dispetto delle floride attività commerciali nell’Unione non versano le tasse nel suo territorio. Questa volta a pagare il conto sarà Amazon, colosso globale delle vendite online: l’azienda fondata da Jeff Bezos sarà costretta a rimborsare centinaia di milioni di tasse al Lussemburgo, Paese con il quale ha stretto un accordo fiscale che Bruxelles oggi definirà illegale. Con la firma del commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Colei che un anno fa aveva colpito anche Apple in Irlanda. Sono proprio i tax ruling – gli accordi fiscali in alcuni paesi che permettono ai giganti del digitale di aggirare decine di miliardi di tasse all’anno nella Ue – ad essere finiti nel mirino di una ventina di governi guidati da Francia, Italia, Spagna e Germania che entro il 2018 vogliono approvare una web tax europea per mettere fine a pratiche giudicate legalmente ed eticamente scorrette. In Lussemburgo è stato proprio Juncker, premier dal 1995 al 2013, a favorire questi accordi privilegiati.
Ora è la Commissione guidata dallo stesso Juncker a fare il poliziotto cattivo. Un anno fa la danese Vestager aveva costretto Apple a pagare 13 miliardi di euro alle casse di Dublino, che li deve ancora recuperare. Ma nella lista dei cattivi sono entrati anche Starbucks in Olanda e McDonald’s ancora una volta nel Lussemburgo. Le aziende Usa hanno risentito del cambio della guardia a Washington: mentre Obama sosteneva ed era sostenuto dal digitale, che spesso difendeva anche in Europa, Trump ne ha preso le distanze schierandosi con l’industria tradizionale. Questa volta l’importo richiesto ad Amazon dovrebbe essere minore a quello di Apple: secondo il
Financial Times sarà nell’ordine delle centinaia di milioni che dovranno essere versati al Lussemburgo, anche se il Granducato non li vuole. Già, perché gli accordi fiscali si fondano sul fatto che la multinazionale digitale, che in quanto tale non ha una presenza fisica in tutti i paesi Ue dove però fa affari, versa le tasse solo nella nazione con cui stringe il patto: paga poche tasse in un solo Paese e fa percorso netto nel resto d’Europa. Ora il Lussemburgo dovrà recuperare quanto ha evitato di pagare ad Amazon.
L’indagine dell’Antitrust Ue sul leader delle vendite online è aperta dall’ottobre 2014 quando il predecessore della liberale Vestager, il socialista spagnolo Joaquin Almunia, aveva giudicato «non conforme alle regole Ue» lo schema che il Lussemburgo applicava ad Amazon Eu Sarl dal 2003. Meccanismo che le consentiva di pagare meno tasse grazie al trattamento speciale. Accuse rigettate dal Granducato e dall’azienda. Ma l’indagine è andata avanti e anche se Amazon ha cominciato a versare le tasse oggi arriverà la richiesta di rimborso. Ed è facile prevedere che sarà oggetto di ricorso di fronte alla Corte di giustizia europea.

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