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Amazon non obbligata al numero verde

Una piattaforma di e-commerce non è obbligata a mettere a disposizione del consumatore un numero di telefono. Per garantire la tutela del consumatore è solo necessario assicurare un contatto rapido e una comunicazione efficace con mezzi accessibili, chiari e comprensibili, ma la scelta dello strumento tecnico è dell’azienda che può avvalersi di un numero disponibile dopo alcuni clic o anche di altri mezzi non specificati nella direttiva Ue 2011/83. Una sentenza, quella depositata ieri dalla Corte Ue nella causa C-649/17, che mette al riparo chi vende online da regole nazionali troppo rigide che potrebbero creare un onere eccessivo sul professionista ed essere incompatibili con il diritto Ue.

Questi i fatti. L’Unione federale delle associazioni dei consumatori tedeschi sosteneva che la società Amazon EU non avesse messo a disposizione in modo adeguato telefono e fax, come previsto nella legislazione tedesca, e ciò in violazione della direttiva 2011/83 sui diritti dei consumatori. Una posizione non condivisa dalla Corte Ue chiamata in causa dalla Corte federale tedesca. La direttiva – osservano gli eurogiudici – prevede che nei casi di contratti a distanza o negoziati al fuori dei locali commerciali il professionista fornisca al consumatore «in maniera chiara e comprensibile», le informazioni riguardanti l’indirizzo geografico dove il professionista è stabilito, nonché telefono, fax e email, «ove disponibili». Proprio quest’ultima espressione apre un’incertezza sulla portata dell’obbligo che può essere eliminata solo facendo riferimento al contesto e agli scopi perseguiti dall’atto Ue. Per la Corte, la direttiva ha l’obiettivo di garantire un elevato livello di tutela dei consumatori che include un’adeguata informazione sulle transazioni, in cui è centrale un diretto contatto tra azienda e consumatore. Detto questo, però, la Corte sottolinea la necessità di garantire un giusto equilibrio tra tutela dei consumatori e competitività delle imprese. Così, per gli eurogiudici, un obbligo incondizionato di mettere a disposizione del consumatore una linea telefonica o creare un nuovo indirizzo mail è un onere sproporzionato «in particolare nel contesto economico di talune imprese… che possono cercare di ridurre il loro costo di funzionamento» attraverso il web. Per la Corte, inoltre, l’obbligo per il professionista di non applicare tariffe superiori a quella di base quando il consumatore lo contatta su un contratto concluso va nel senso di non imporre all’azienda di attivare una linea nel rapporto precontrattuale. Di qui il via libera ad Amazon sulla scelta dei mezzi.

Marina Castellaneta

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