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Amazon, nel piano per il retail c’è la tentazione Esselunga

Nuove mire statunitensi su Esselunga. È da qualche mese che nella comunità finanziaria milanese circolano indiscrezioni sull’interesse del colosso Amazon per il gruppo posseduto dalla famiglia Caprotti. Per ora si tratta soltanto di approcci, anche sulla base di qualche studio effettuato da alcune banche d’affari per capire quanto il leader dei supermercati italiani sia sinergico per il business del gigante fondato da Jeff Bezos, che nel settore si è affacciato da qualche anno.

Dal punto di vista strategico Amazon è infatti diventato un player di primo piano nel settore dei supermercati dopo che nel 2017 il gruppo Usa ha annunciato l’acquisto della catena di generi alimentari di fascia alta Whole Foods per 13,7 miliardi di dollari.

Ma in Europa il grande passo non è ancora stato fatto. Esselunga potrebbe dunque essere un target di interesse per Amazon: ma queste mire si scontrano con l’assoluta indisponibilità della famiglia Caprotti a cedere l’azienda. Contattata dal Sole 24 Ore, Esselunga smentisce infatti «nel modo più fermo ogni voce o ipotesi di trattativa di vendita, mai presa in considerazione con nessuno e per nessuna ragione». All’inizio dello scorso anno si è concluso il riassetto societario che vede adesso Giuliana Albera – seconda moglie del fondatore Bernardo Caprotti – e la figlia Marina proprietarie al 100 per cento di Esselunga, dopo l’acquisto della quota di minoranza (il 30%) dai fratelli Giuseppe e Violetta Caprotti.

Quindi l’interesse di Amazon va ad aggiungersi nella lista dei potenziali candidati del passato, quando era ancora in vita Bernardo Caprotti: come la multinazionale Wal Mart, ma anche i fondi di private equity Cvc e Blackstone, oltre a qualche fondo sovrano come quello del Qatar.

La società, malgrado la pandemia, ha continuato a macinare buoni risultati anche nel 2020.Il carrello della spesa è stato uno dei pochi settori a prova di Covid. Il bilancio ha visto un fatturato 2020, che ha toccato quota 8,4 miliardi di euro, mentre il margine operativo lordo è stato di 718,2 milioni (8,6% del fatturato) rispetto a 716,9 milioni (8,8%) del 2019. Tuttavia l’esposizione debitoria è risultata in crescita a 1,8 miliardi, conseguenza delle linee contratte dal veicolo Superit Finco (poi oggetto di una fusione inversa per accorciare la catena di controllo) per rilevare il 30% di Supermarkets Italiani.

Al momento dell’acquisizione del 30% della società dai fratelli Giuseppe e Violetta Caprotti, Superit Finco ha dovuto infatti fronteggiare le necessità finanziarie con due linee di credito per complessivi 1,32 miliardi di euro e dopo aver ceduto il 32,5% dell’immobiliare La Villata a Unicredit.

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