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Amazon nel club dei «mille miliardi»

Un club super esclusivo e come tutti i club d’élite, molto ma molto ristretto. Ieri, nonostante la seduta debole per i listini americani, Amazon è volata a Wall Street fino a raggiungere e superare la fatidica quota dei 2.050,27 dollari per azione. Entrando quindi nel club delle società da mille miliardi di capitalizzazione, dove, fino ad ora, c’era solo Apple. La società di Cupertino è arrivata al traguardo circa un mese fa in una corsa (senza ostacoli) in cui le due aziende si sono contese il podio fino all’ultimo minuto. Apple ha tagliato il nastro, Amazon ci è arrivata subito dopo.

Un traguardo storico per la multinazionale guidata da Jeff Bezos, che culmina la corsa in Borsa degli ultimi 12 mesi con i titoli della società che hanno raddoppiato il loro valore: da gennaio 2018 le azioni Amazon sono salite del 75%, aggiungendo 435 miliardi di dollari di valore alla società.

E pensare che quando fu quotata in Borsa, 21 anni fa, raccolse «appena» 54 milioni di dollari, per una valutazione della società di 438 milioni. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, compreso l’E Channel Bridge, a poche miglia dalla storica sede di Amazon. Il colosso è sopravvissuto alla bolla dotcom grazie a un bond convertibile dell’ultimo minuto, poche settimana prima che il mercato iniziasse a crollare. Nel 2003 il primo utile annuale, nonostante i prezzi dei titoli continuassero a soffrire e molti dubitassero delle reali capacità di Bezos come amministratore delegato. Oggi è l’uomo più ricco del mondo, con una fortuna quasi pari a quelle di Bill Gates e Warren Buffett messi insieme, e la società è nel club dei mille. Il coronamento di un viaggio iniziato, come nell’ormai iconica tradizione americana, in un garage di Seattle quando la società si chiamava Cadabra ed era inizialmente sostenuta dai soldi prestati a Bezos dai genitori. In origine era solo una libreria online («Fluid Concepts and Creative Analogies: Computer Models of the Fundamental Mechanisms of Thought» di Douglas Hofstadter, il primo libro venduto a un ingegnere informatico a metà del 1995), oggi è una «1 trillion company» che ha investito in magazzini, reti di distribuzione, data center, cloud, si sta affermando nella raccolta pubblicitaria online «minacciando» Google e Facebook, sta sfidando Netflix e ha fatto incursioni nella sanità americana e nella grande distribuzione che punta a rivoluzionare così come ha fatto con le vendite al dettaglio.

Una posizione di forza che, al momento, fa guardare senza particolari timori all’avvicinamento di Google e Microsoft al traguardo dei 1.000 miliardi di dollari: se anche loro entreranno nell’esclusivo club dei mille, sarà solo la conferma della forza dei giganti dell’hi-tech.

Corinna De Cesare

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