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Amazon fa le ritenute

Amazon agirà come sostituto d’imposta negli Stati Uniti. Dal 1° gennaio, in seguito alla legge approvata nello stato di Washington, la piattaforma e-commerce dovrà applicare le imposte sulle vendite anche per i venditori terzi di cui funge da tramite. La legge emerge da un lungo periodo di dibattito politico sulle vendite online tra i differenti stati federali.

L’azienda per anni ha approfittato del vuoto legislativo sulle vendite online applicando le imposte solo sui beni provenienti dal proprio inventario e lasciava ai propri rivenditori, il cui giro d’affari ammonta a più della metà dei prodotti venduti sul sito, l’onere di raccogliere e applicare le proprie imposte. A loro volta questi «dimenticavano» la propria obbligazione; la Multistate tax commission, agenzia fiscale intergovernativa, infatti stima che all’anno ci siano più di 2 miliardi di dollari di imposte non riscosse dai rivenditori terzi che utilizzano i magazzini di Amazon.

Il South Carolina sostiene che le leggi esistenti già richiedano all’azienda di raccogliere le imposte sulle vendite di terzi, visto che la società completa gran parte del processo di vendita all’interno del proprio territorio. All’inizio del 2017, lo stato ha intentato una causa per 57 milioni di dollari di imposte non riscosse da Amazon nel 2016, e prevede ulteriori 500 milioni di dollari in obblighi fiscali per i prossimi cinque anni.

«Dato il volume delle aziende che effettuano vendite al dettaglio attraverso la piattaforma di Amazon, è probabile che alcune di queste possano essere state contattate nel corso delle attività di accertamento fiscale», ha dichiarato Beverly Crichfield, portavoce del dipartimento delle entrate di Washington. Con le preoccupazioni che crescono tra i venditori, la Multistate tax commission ha recentemente offerto un programma di amnistia che libera i venditori dalle imposte arretrate nel caso in cui adottino misure per riscuotere le imposte future, ma alcuni stati, tra cui New York, California e Washington, non hanno partecipato al programma. Solo 852 venditori tra le centinaia di migliaia che vendono su Amazon hanno fatto domanda per il programma. Secondo la Cnbc, gli stati sarebbero inclini a riscuotere le imposte dovute proprio ai singoli rivenditori piuttosto che ad Amazon data la lotta tra gli stati e le città per conquistare il secondo quartier generale di Amazon. «Molti stati, infatti, ritengono che sia troppo politico contrastare Amazon», riporta il quotidiano.

Il sistema federale delle imposte sulle vendite online si basa sulla sentenza della Corte suprema «Quill Corporation v. North Dakota» del 1992, la quale stabiliva il divieto di raccolta delle imposte da aziende che non disponessero di una presenza fisica all’interno del territorio statale. Dalla fondazione di Amazon si è tratto vantaggio da questa situazione, posizionando i propri magazzini aziendali all’interno di stati poco popolosi per ridurre il carico fiscale sulle vendite. Ma con lo sviluppo dell’azienda e la necessità di velocizzare le spedizioni, Amazon ha raggiunto accordi fiscali con molti stati al fine di costruire magazzini all’interno degli stati con più vendite. Generalmente, questi accordi prevedevano l’applicazione delle imposte sulle vendite in ritardo di alcuni anni, riporta il New York Times.

Matteo Rizzi

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