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Amazon, la Ue avvia una indagine sui dati dei venditori indipendenti

La questione del big data, ossia dell’uso dei dati di mercato da parte delle imprese, soprattutto delle multinazionali, rimane al centro delle preoccupazioni delle autorità comunitarie. Ieri la Commissione europea ha annunciato l’apertura di una inchiesta ai danni di Amazon. Il sospetto è che il gruppo americano raccolga e utilizzi dati provenienti da venditori terzi che si appoggiano alla sua piattaforma Internet. A rischio è la libera concorrenza, secondo l’esecutivo comunitario.

«I consumatori europei acquistano sempre più su Internet – ha spiegato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager –. Il commercio elettronico ha dato nuovo slancio alla concorrenza tra i negozianti, garantendo più scelta e prezzi più bassi (…) Ho deciso di verificare da vicino le pratiche commerciali di Amazon e in particolare il suo doppio ruolo di piattaforma di vendita e di commerciante online per verificare il rispetto delle regole di concorrenza».

Amazon non è soltanto un venditore online di libri, dischi o film. Permette anche ad aziende terze di utilizzare la propria piattaforma per vendere su Internet i propri prodotti. Sulla base dei risultati preliminari di una prima indagine, la Commissione sospetta che la società americana faccia uso dei dati relativi alle vendite dei negozianti terzi (ottenendo informazioni sui prezzi dei prodotti, sul numero delle transazioni, sugli acquirenti, e così via).

La Commissione europea vuole verificare quindi se Amazon non stia violando le regole sulla libera concorrenza e non stia abusando di una posizione dominante sul mercato, ai sensi dei Trattati. La società americana ha reagito ieri all’annuncio proveniente da Bruxelles: «Intendiamo cooperare pienamente con la Commissione europea – ha scritto in un comunicato – e continueremo a lavorare duro per sostenere le imprese di tutte le taglie, aiutandole a svilupparsi».

La questione emersa ieri è tanto economica quanto politica. Di recente la signora Vestager è stata criticata dal presidente americano Donald Trump per le sanzioni salatissime che ha imposto nel corso degli anni ad Apple, Starbucks e alla stessa Amazon per via di illegittimi aiuti di Stato. In giugno, il presidente aveva detto della commissaria: «Detesta gli Stati Uniti, forse più di qualsiasi altra persona io abbia conosciuto (…) Sta citando in giudizio tutte le nostre aziende».

L’indagine di Bruxelles riguarderà anche l’icona Buy Box, che permette a un acquirente di aggiungere nel suo carrello un prodotto proveniente da commercianti terzi senza dover fare una selezione tra prodotti concorrenti. L’icona viene concessa da Amazon sulla base dei risultati di vendita, ed ottenerla per il venditore è un successo.

Secondo gli ultimi dati di bilancio, oltre metà dei prodotti venduti sulla piattaforma Amazon proveniva nel 2017 da commercianti terzi.

L’apertura dell’indagine non pregiudica in alcun caso il risultato finale dell’inchiesta. In casi come questo la multa comminata dall’esecutivo comunitario può raggiungere il 10% del giro d’affari della società. Parlando in settembre dell’indagine informale, la signora Vestager aveva spiegato che Amazon potrebbe utilizzare i dati «per effettuare i propri calcoli» e «capire la domanda della clientela e le ragioni che inducono ad acquistare questo o quel prodotto».

In una recente intervista al Sole 24 Ore, la commissaria aveva spiegato che il big data sta rivoluzionando le regole del libero commercio (si veda Il Sole 24 Ore del 17 gennaio).

I dati sono uno straordinario strumento commerciale, e il modo in cui vengono raccolti e utilizzati non è banale agli occhi di chi deve garantire la concorrenza tra le imprese. La decisione della Commissione europea sarà analizzata da vicino dalle società Internet per via dell’impatto che potrebbe avere sul loro modello di business.

Beda Romano

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