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Amazon fa la pace con il Fisco Pronta a versare oltre 100 milioni

L’erario incassa un altro corposo assegno da uno dei principali giganti del web. Dopo Apple e Google, anche Amazon sta per aderire in tempi stretti all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate e verserà poco più di cento milioni di euro come diretta conseguenza dell’inchiesta per evasione fiscale avviata dalla Procura della Repubblica di Milano.

La firma dell’adesione da parte del gigante dell’ ecommerce è vicinissima dopo che i dettagli dell’operazione sono stati definiti tra i funzionari dell’Agenzia, Angela Calcò e Aldo Polito, e i tributaristi di Amazon, Gugliemo Maisto e Marco Cerrato. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano aveva accertato l’esistenza di una «stabile organizzazione» che avrebbe operato in maniera occulta generando redditi sui quali non avrebbe pagato le tasse nel periodo che va dal 2011 a parte del 2015 e trasferendo gli introiti, sotto forma di costi per servizi, alla casa madre con sede in Lussemburgo, paese in cui la tassazione è più favorevole alle imprese, invece di pagare le tasse in Italia dove i redditi erano stati realizzati.

Nel caso di Amazon, però, la difesa ha sostenuto che nel periodo sotto indagine la società aveva avuto in Italia solo un ufficio molto ridotto, non certo una stabile organizzazione, e che gli introiti, in termini di margini (la società di Jeff Bezos incassa l’1% del prezzo di vendita degli articoli) e di collocamento degli avvisi pubblicitari, sarebbero stati generati dalla struttura organizzativa lussemburghese. Nello stesso periodo, Amazon ha sviluppato in Italia un volume di affari contenuto che è vertiginosamente aumentato solo dopo che nel 2015 è stata aperta la sede di Castel San Giovanni (Piacenza) che, ha fatto notare più volte il gruppo, attualmente garantisce «una forza lavoro a tempo indeterminato di oltre 2.000 dipendenti».

La società quando cominciò l’attività in Italia nel 2011 si rivolse all’Agenzia delle Entrate con una richiesta formale (Apa) per delineare quale organizzazione dovesse essere adottata in modo da non violare la normativa sulla materia. Il Fisco fece le sue verifiche due anni dopo al termine delle quali ritenne di rilevare una situazione diversa da quella che era rappresentata contestando l’esistenza di una «stabile organizzazione». Ma quell’azione «virtuosa» della società potrebbe comunque giocare a favore, così come la realizzazione della sede emiliana.

A differenza di altri colossi del web, che hanno patteggiato la pena con la Procura guidata da Francesco Greco pagando cifre più considerevoli (Google 306 milioni per le inserzioni su YouTube tra il 2009 e il 2013, Apple 318 per i redditi 2008-2013), il colosso di Seattle potrebbe evitare di finire di fronte a un giudice. La palla passa al legale che segue la vicenda penale, l’avvocato Marco Calleri. Assiste l’unico indagato, uno dei vertici lussemburghesi, e potrebbe chiedere al pm Adriano Scudieri di archiviare il fascicolo.

Giuseppe Guastella

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