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«Amazon-Google? Neocolonialismo»

«Mediaset dipende dagli investimenti delle imprese, dobbiamo essere fiduciosi e, come italiano, tifo per questo governo. Dobbiamo vedere prima possibili azioni che stimolino i consumi e l’economia». A margine dell’assemblea degli azionisti a Cologno Monzese, la polemica per la mancata ospitata di Matteo Renzi ad «Amici» lascia il posto alle preoccupazioni imprenditoriali di Pier Silvio Berlusconi. «Le prospettive del mercato pubblicitario restano incerte», dice il vicepresidente di Mediaset confermando tuttavia che dopo la meticolosa spending review da oltre 600 milioni di risparmi portata a termine nel 2013, anno che ha visto anche il ritorno dell’utile (8,9 milioni), il gruppo è pronto a investire nell’espansione internazionale.
Il primo passo sarà con tutta probabilità quello della creazione di una newco a controllo italiano che contenga tutte le attività nella tv a pagamento; un veicolo aperto a investitori e partner industriali internazionali, a partire dalla tv del Qatar Al Jazeera sempre più vicina a un accordo con il Biscione insieme ai francesi di Vivendi, editore di Canal Plus. «Stiamo dialogando con numerosi gruppi internazionali», ha ammesso Pier Silvio Berlusconi, che punta ad avere «un partner industriale che lavori con noi». Sulle attese di questo accordo che include la quota del 22% nella spagnola Digital Plus, e che sarebbe in grado di contrastare l’avanzata in Europa della NewCorp (Sky) di Rupert Murdoch, Piazza Affari ha spinto il titolo di quasi il 40% in pochi mesi con un nuovo balzo del 3% ieri a 3,956 euro. «Non sono stati firmati accordi vincolanti e l’esito dei contatti è aperto a molte soluzioni», ha aggiunto il vicepresidente ricordando il nodo spagnolo, dove la sistemazione della quota del 22% nell’operatore monopolista Digital Plus dipende anche dalle mosse degli altri due soci, Telefonica (paritetica al 22%) e Prisa, l’editore de «El Pais» che ha in mano la maggioranza delle azioni (56%).
La piattaforma nella pay tv promuove un ruolo da protagonista di Mediaset in Europa e forse anche su questa considerazione Fedele Confalonieri è tornato a lamentare in assemblea il problema numero della concorrenza nell’editoria ai tempi del web.
«I colossi multimediali, gli operatori Internet — ha attaccato il presidente di Mediaset — rappresentano una forma di neocolonialismo». Per Confalonieri, giganti come Google, Facebook e Amazon «non rispettano le leggi di tutela della proprietà intellettuale che invece a noi televisivi vengono, giustamente, applicate con rigore». E sfuggono al fisco: «Generano ricavi e utili in Italia ma non pagano qui le tasse». Il mercato italiano è per loro «una ricca miniera da sfruttare. Si produce ricchezza, la si porta altrove. E alla fine, detto in modo brutale: o noi o loro».

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