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Amazon, il faro dell’Antitrust Ue sull’uso dei dati

In scadenza di mandato, la danese Margrethe Vestager, commissario europeo per la concorrenza, non chiude la battaglia Antitrust da lei intrapresa cinque anni fa contro i colossi internet. Anzi, la rilancia, aprendo un’indagine questa volta su Amazon.

«Dobbiamo assicurare che le piattaforme online — ha spiegato — non eliminino i benefici che il commercio elettronico offre ai consumatori attraverso comportamenti anti-competitivi». Nel mirino di Bruxelles è finita la doppia attività di Amazon: da una parte le vendite al dettaglio online e dall’altra la piattaforma (il cosiddetto «marketplace») messa a disposizione dei venditori terzi che possono offrire i loro prodotti direttamente ai consumatori. Proprio questa seconda attività consentirebbe ad Amazon di raccogliere dati sensibili sui venditori indipendenti, i loro prodotti e le loro transazioni. Informazioni preziose che Amazon potrebbe usare per trarne un vantaggio concorrenziale. Sotto la lente della Commissione Ue c’è ad esempio l’utilizzo di questi dati nella selezione dei vincitori della «Buy Box», che consente ai clienti di aggiungere direttamente prodotti di un rivenditore al loro carrello. Come viene scelto il rivenditore del Buy Box visto che la maggior parte delle transazioni sul «marketplace» passa attraverso questa funzione?

Questioni su cui Vestager vuole vederci chiaro ma non solo lei. L’Antitrust italiana ha ad esempio avviato tre mesi fa un procedimento per accertare anche se il colosso dell’ecommerce sfrutta la sua posizione dominante per obbligare i venditori a utilizzare i suoi servizi di logistica. E istruttorie simili sono state avviate in Austria, Lussemburgo e Germania, secondo mercato di Amazon dopo gli Stati Uniti, dove è stata aperta un’inchiesta, archiviata da pochi giorni senza sanzioni grazie all’apporto di alcune modifiche alla piattaforma. Modifiche che varranno anche per gli altri mercati.

Ieri il gruppo fondato da Jeff Bezos ha assicurato «massima collaborazione» con l’Ue ma non è un momento facile nè per Amazon nè per gli altri colossi web messi sotto attacco da una sponda all’altra dell’Atlantico. Da una parte le multe europee miliardarie già commissionate a Google, Apple, Qualcomm, Facebook, dall’altra le inchieste avviate dalla Federal Trade Commission sempre in tema di antitrust. Una sinergia da molti considerata come il primo passo verso un ridimensionamento dei giganti tecnologici e l’inizio di procedure che potrebbero portare a scorpori dei vari rami di attività.

Corinna De Cesare

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